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I PRIONI E LA  MALATTIA DI JAKOB – Luglio 2004

A JAKOB, va il merito dell’identificazione della malattia che nel 1921 pubblicò uno studio su tre pazienti, di 52, 38 e 42 anni rispettivamente, che avendo presentato un decorso sub-acuto (di 12 mesi nel primo, di 6 mesi nel secondo e di 9 nel terzo), caratterizzata da segni neurologici di vario tipo e da un repentino deterioramento mentale. All’esame istologico si costatavano delle gravi perdite neuronali con intensa reazione gliale , senza segni infiammatori ne stato spongioso. JAKOB nella discussione dei casi presentati volle associare un’osservazione di CREUTZFELDT dell’anno precedente (1920) riguardante una ragazza di 23 anni, con sintomatologia marcatamente diversa da quella dei malati di JAKOB, in cui in apparenza le alterazioni istopatologiche cerebrali sembravano ripetere quelle dei casi suddetti. Si deve a questa errata osservazione di CREUTZFELDT del doppio eponimo che SPIELMEYER volle adottare nel 1922. Sarebbe quindi più corretto definire questa patologia semplicemente “MALATTIA DI JAKOB”. Già ho presentato nel giugno del 2002Presso l’Accademia delle Scienze degli Abruzzi, la mia prima relazione sulla patologia in oggetto, riprendendo punto per punto le osservazioni di STANLEY B. PRUSINER pubblicate su “LE SCIENZE 1984”.Il PRUSINER prima avanzava l’ipotesi che i “Prioni”, da lui osservati privi di acidi nucleici, cioè senza DNA o RNA potessero avere capacità infettiva: Questa ipotesi urtava con il dogma della infettivologia secondo il quale per provocare infezioni, i batteri devono essere provvisti di DNA o RNA e avere capacità replicante. Sempre il PRUSINER nel 1995, dall’ipotesi passò all’affermazione che i prioni sono responsabili di propagare infezione. PRUSINER reiterava il dogma universalmente accettato, che agenti infettivi che trasmettono le malattie dovessero disporre di materiale genetico costituito dagli acidi nucleici ( DNA e/o RNA), per propagare la malattia in un ospite. Anche i virus che sono tra i microrganismi più semplici, si basano sugli acidi nucleici per dirigere la sintesi delle proteine indispensabili alla loro sopravvivenza e duplicazione. L’asserzione del PRUSINER è che i prioni sono effettivamente responsabili di patologie trasmissibili od ereditarie  dovute a cambiamenti di “conformazione proteica”. Possono anche causare malattie sporadiche, nelle quali non è dimostrabile ne trasmissione fra individui né predisposizione genetica.FRED E. CHOEN e coll. dell’Università della California San Francisco, hanno condotto ricerche approfondite  della proteina interessata, utilizzando modelli molecolari per cercare di ricostruire le strutture della proteina normale, basandosi sulla sequenza amminoacidica non hanno dimostrato certezza sulla reale composizione molecolare. “La proteina prionica o PrP, generalmente è innocua. Nella forma benigna, la sua sequenza amminoacida si ripiega formando diverse eliche (mostrate come spirali nel plausibile modello a nastro)”. “La  PrP secondo PRUSINER si converte nella forma infettiva che causa la Scrapie – un prione- quando gran parte della catena proteica si distende, formando i filamenti beta”.” L’Autore attribuisce a questa nuova conformazione proteica la capacità infettiva. Il prione, termine coniato da PRUSINER nel 1982, è una glicoproteina priva di acido nucleico resistente all’azione enzimatica che distrugge l’RNA e DNA, quindi non è virus ne un batterio ne un fungo. Secondo alcuni autori la PrP sarebbe in grado di modificarsi divenendo tossica provocando la distruzione dei neuroni.” Mentre altri autori sposano la concezione che i prioni sono proteine che violano il dogma della biologia secondo cui l’informazione genetica si trasmette da DNA o RNA, ma a rendere i prioni patogenici è un effetto della struttura tridimensionale non istruito da DNA. Altri studiosi ritengono che l’attivazione patologica dei prioni sia dovuta ad una modificazione morfologica consequenziale a fattori alimentari.” “Ancora, ricercatori del Centro Nazionale di Zurigo, hanno rilevato per la prima volta tracce di prioni nei tessuti muscolari e splenico, in pazienti deceduti a causa della forma classica del morbo di JAKOB. Secondo tale equipe è stato possibile rilevare la presenza prionica su campioni di muscolo e milza, prelevati a 36 persone decedute a causa del morbo di JAKOB. L’osservazione è durata dal 1996 al 2002. Secondo gli Autori è possibile che durante la fase terminale della malattia, i prioni passino dal cervello agli altri organi”. “In Gran Bretagna sono state effettuate ricerche direttamente sui vitelli. Ad animali giovani sono stati somministrati, come mangime 100 grammi di tessuto cerebrale infettivo,proveniente da bovini malati da BSE. Si tratta di una quantità sufficiente a infettare migliaia di bovini. In seguito all’ingestione di questo materiale i vitelli si  sono ammalati di BSE. Il tessuto muscolare dei vitelli malati, non è risultato infettivo: anche quando i ricercatori hanno iniettato questo materiale nel cervello dei vitelli sani, questi ultimi non si sono ammalati. Il metodo dell’iniezione nel cervello è considerato il test più sensibile e il suo potenziale infettivo è 1000 volte superiore a quello dell’ingestione di tessuti infettivi. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche quando sono stati utilizzati milza, linfonodi, reni, fegato e altri tipi di tessuti”. “In Italia, Marco Lorenzi e Luciana Baroni, nella loro relazione del 2000  hanno sostenuto che lo stesso agente eziologico nella BSE sia in grado di rompere la barriera interspecie”. “Altri ricercatori hanno sposato l’ipotesi che la PrP potesse esistere in due forme, una che generava la malattia e una che rivestiva altre funzioni tuttora sconosciute. Secondo questi ricercatori questa ipotesi si rilevò corretta poiché la PrP trovata nel cervello di animali infettati, resisteva alla degradazione da parte delle proteasi (enzimi in grado di scindere per via idrolitica le proteine), mentre delle proteine cellulari venivano facilmente degradate.” In considerazione di ciò gli autori in questioni hanno definito i prioni “particelle infettive”.   BERND MESSINGER di Berlino oltre al sottoscritto è una della poche voci il quale non si sono associate alle conclusioni di PRUSINER e coll. “MESSINGER sostenendo che in Inghilterra sono state uccise 5 milioni di vacche per il sospetto della BSE. Questo numero è decine di migliaia di volte maggiore di quello delle vittime della cosiddetta epidemia che ci sarebbe stata nel caso non si fosse fatto niente (vale a dire che se la  teoria “epidemica” della vacca pazza fosse vera).” PRUSINER per avvalorare i suoi studi sulla malattia di JAKOB, ha presentato delle microscopie di cervello bovino “infetto”, in cui interpretava la malattia come nuovo tipo di infezione. Da una analisi attenta del materiale presentato dallo stesso PRUSINER, non si riscontra alcuna attività linfocitaria, cioè il sistema immunitario non viene coinvolto. Eppure la comunità scientifica internazionale ha accettato senza spirito critico la conclusione di PRUSINER che esisteva una molecola di non chiare funzioni portatrice di attività infettiva. Da quando PRUSINER “ha dimostrato” la sua teoria, sono state eseguite decine di migliaia di autopsie di vacche e i loro cervelli sono stati sezionati in tutte le forme e direzione possibili, con metodiche microscopiche delle più sofisticate, senza che vi sia una sola prova di coinvolgimento del sistema linfocitario. Per ulteriore prova qui riportiamo le microfotografie di PRUSINER e coll., dove non si riscontra alcuna attività infettiva, ma solamente coinvolgimento prionico.

Cellule colpite da encefalopatia spongiforme. Secondo la nostra osservazione il sistema linfocitario non viene coinvolto.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cellule colpite da Encefalopatia Spongiforme. Secondo la nostra osservazione il sistema linfocitario non viene coinvolto.

 

 

Cellule colpite da Encefalopatia Spongiforme.Secondo la nostra osservazione il sistema linfocitario non viene coinvolto.

 

  

Come ben si può notare nella microfotografia di Prusiner manca il coinvolgimento dell’ attività linfocitaria.

 

 

 DISCUSSIONE

Per parlare del morbo di JAKOB e quindi dei prioni, bisogna fare delle premesse fondamentali di biofisica, genetica, biochimica e biologia molecolare, atte a dare le basi conoscitive della fisiologia cellulare, d’apparati, organi e sistemi dell’organismo, senza i quali gli studiosi delle singole discipline trovano difficoltà all’osservazione e comprensione reale dei processi che coinvolgono le complesse fenomenologie inerenti alla patogenesi e mantenimento in atto della malattia in oggetto. La bibliografia internazionale è sempre stata d’accordo sul fatto che l’insorgenza del morbo di JAKOB è sempre stata genetica, fino all’innovativa teoria sui prioni fornita dal PRUSINER. Vagliando scientificamente e senza pregiudizi di parte , i dati a nostra disposizione, cerchiamo di chiarire come stanno effettivamente le cose al riguardo. Prima di cominciare a parlare di molecole, bisogna capire come funziona l’atomo. Ogni essere vivente è un aggregato atomico codificato senza il quale è impossibile comprendere il prosieguo delle osservazioni. Nel settembre del 2001, presso l’ACCADEMIA DELLE SCIENZE DEGLI ABRUZZI, AL 3° CONVIVIUM INTERNAZIONALE SU ESSERE PERSONA, è stata presentata la mia relazione sul “Principio di Incostanza”(PI). Tale relazione è stata inviata all’Accademia di Stoccolma con l’auspicio di rivisitare i modelli delle scienze attuali, alla luce del principio esposto. Per opportunità descriviamo per sommi capi il principio del movimento di base dell’atomo. Il  PI consiste nel considerare l’equilibrio dell’atomo come risultato di permanenti scambi di energia con quelli circostanti, attraverso un continuo processo di interazione, con fluttuazioni della energia scambiata e quindi di quella propria dell’atomo stesso, quantificabili in modo statistico. Questa ipotesi propone le teorie sulla stabilità degli atomi, in quanto effettua una significativa distinzione tra il caso dell’atomo isolato e quello in cui esistono in prossimità, intesa come probabilità di interazione, altri atomi analoghi o diversi ma assume in relazione agli atomi circostanti lo stato più probabile risultante dall’effetto combinato dei potenziali energetici e delle rispettive statistiche di fluttuazione, le cui distribuzioni (ampiezza e frequenza dei possibili valori) favoriscono o indeboliscono l’interazione determinata dai soli potenziali. Il fenomeno è analogo a quello della risonanza nei sistemi elettrici o d’altra natura, in cui determinati stimoli hanno maggiore o minore effetti in relazione alla coincidenza della loro frequenza con una caratteristica delle strutture alle quali vengono applicati. Questo modello che si intende proporre come complementare e non alternativo a quelli della fisica tradizionale, potrebbe essere efficacemente applicato alle complesse strutture molecolari e ai processi della biologia, per interpretare fenomeni come la pranoterapia ed altre tecniche della medicina classica, di cui si riscontrano i risultati, senza poterli ricondurre ai concetti di causa-meccanismo-effetto delle teorie classiche. Nel grande tema della fisica che è la teoria della unificazione delle interazioni nucleari forti e deboli, della gravitazione e dell’elettromagnetismo, il PI ne amplia la visione e la arricchisce di possibilità e metodi di indagine. Stabilito che la comunicazione atomica delle molecole provoca vere e proprie frequenze in cui tutti i processi biochimici vengono influenzati e diretti dalle stesse, determinando non solo i potenziali elettronici esterni delle molecole, ma in definitiva anche la velocità di reazione, il DNA e RNA, controllano tra le altre funzioni la sintesi delle molteplici proteine cellulari. Quando vi è nel DNA o RNA un errore di trascrizione (cioè di sequenza atomico o molecolare), il gene interessato “sbaglia la sintesi”, per cui la proteina controllata non è completa.  In questi casi si verifica un errore di velocità nell’errata sequenza aminoacidica del chimismo specifico, la proteina non completa la reazione a cui è preposta, alterando successivamente la catena biochimica. Bisogna tenere presente che le reazioni chimiche avvengono per differenza di energia  (legge di azione di massa). Il PI ci spiega che le molecole non sono monofunzionale ma multifunzionali, e vengono attivate al posto adatto e al momento adatto, in quanto le reazioni preposte variano con la quantità di energia posseduta dal sistema. Oppure secondo lo scrivente, nella proteina si è verificato un potenziale differente da quello della proteina che doveva formarsi. Quindi una molecola o un enzima deve avere il corretto potenziale energetico. Questo avviene perché gli atomi degli acidi nucleici emettono frequenze che controllano la velocità di reazione.Riteniamo che nelle malattie genetiche come il morbo di JAKOB, i geni che controllano la riproduzione dei neuroni e della loro fisiologia, venga a mancare il controllo elettronico delle catene molecolari o enzimatiche. Tutte queste forme patologiche sono consequenziali del mancato controllo delle frequenze degli atomi  dei geni. A nostro avviso i farmaci sono sempre inefficaci, in quanto la patologia non è a carattere chimico ma elettronico, cioè basata sulla alterazione delle cariche elettroniche esterne delle molecole sintetizzate dal DNA. Tutta la bibliografia internazionale al riguardo, basata sui reperti autoptici o ematochimici, non ha mai presentato casi in cui il sistema linfocitario sia attivato dalla presenza prionica. I prioni specifici sono preposti ai processi riparativi. I prioni si trovano presenti sia nei mammiferi che in umana contribuendo allo scorrimento degli impulsi nervosi, nonché ai processi riparativi cellulari e anche neuronali. Ciò spiega la presenza dei prioni negli stati di ipossia, o nei casi tossici, o nei casi di patologie genetiche senza coinvolgere il sistema immunitario.  “Ricercatori della Columbia University di NewYork, hanno scoperto che una proteina simile ai  prioni, denominata CPEB, può aiutare le cellule nervose a conservare i ricordi. Secondo gli autori dello studio un segnale elettrico transitorio, nel cervello  può convertire CPEB nella sua forma prionica aiutando a creare una traccia permanente di memoria. I prioni sono in grado di accendere e spegnere i geni in una cellula”. Le sperimentazioni basate su iniettamento  di cervello malato a quello sano sono quanto meno vere e proprie assurdità. Nè gli umani nè i mammiferi si iniettano parte del loro cervello reciprocamente. PRUSINER e coll. citano a favore della teoria infettiva il KURU, osservato nelle tribù FORE di PAPUA-NUOVA GUINEA, che manifesta sintomatologia simile all’encefalopatia spongiforme, questa patologia sparì quando tali popolazioni cessarono di praticare l’ endocannibalismo. Se osserviamo che altre popolazioni della terra erano e magari ancora sono altrettanto antropofaghe, non hanno sviluppato mai il KURU. Dobbiamo ritenere che nelle loro pratiche endocannibali i PAPUA usassero delle erbe alquanto tossiche o chissà quale altra sostanza attivante la malattia. Anche nello SCRAPIE delle pecore queste vengono colpite dalla malattia solo quando mangiano erbe tossiche, infatti non tutte le componenti del gregge si ammalano, ne tanto meno i pastori o cani che vivono a contatto. “ BERND MESSINGER, critica fortemente la procedura sperimentale di iniettare direttamente nel cervello di animali sani, una purissima purea della massa cerebrale di animali malati. Ovviamente quando si inietta una qualsiasi polpa  di materiale organico di un animale vivente, è ovvio che si sviluppino dei disturbi neurologici”. Quando si usa questa procedura, non solo si iniettano i cosiddetti prioni, ma anche cadaverina e putrescina. Anche negli uomini , quando alcuni decenni scorsi si somministrava estratto ipofisario dai cadaveri ad individui di bassa statura, si sono riscontrati gli stessi fenomeni del KURU o del morbo di JAKOB. “Studi sono stati condotti dal gruppo di Ricerca del Prof. Demetrio Pitea, sull’influenza del solvente e del pH sul polimorfismo strutturale del frammento 106-126 della proteina prionica umana attraverso simulazioni di dinamica molecolare, per stabilire la variazione comportamentale del PrP innocua e quella cosiddetta patogena. Pitea e coll., introducendo il loro contributo definiscono che malattie da prione sono disordini neurodegenerativi trasmissibili il cui meccanismo patogeno è basato su una modificazione conformazionale della proteina prionica da una isoforma cellulare ( PrP  ) ad una infettiva ( PrP  ), caratterizzata da un minore contenuto in alfa-elica, ed un maggiore contenuto in Beta-sheet. Recentemente studi sperimentali hanno dimostrato come un analogo sintetico ai residui 106-126 del PrP umano (PrP 106-126) mostra proprietà patogene e fisico-chimiche simili a PrP   . Tali proprietà comprendono un polimorfismo strutturale sensibile alle condizioni dell’ambiente circostante, la capacità di formare fibrille e di indurre la morte delle cellule nervose. Queste osservazioni hanno suggerito l’utilizzo del PrP 106-126, come modello di studi in vitro”. “Il gruppo Pitea, nel presentare,  le proprietà conformazionale della PrP, mette in evidenza che col variare del pH , il prione modifica il suo comportamento, diventando da normale a “patogeno”, quindi occorre spiegare come il prione possa diventarlo, fatto non dimostrabile finora esposto. Per patogeno si intende infettivo, ma come fa a diventare infettivo il prione prima che non lo era? Dimostrare la morte delle cellule nervose, non significa dimostrare il coinvolgimento del sistema linfocitario. Secondo la nostra ipotesi nel morbo di JAKOB, i neuroni vanno in neurodegenerazione per apoptosi (cioè morte programmata), in quanto i prioni prima preposti ai processi riparativi, sono stati modificati nelle cariche elettroniche esterne, con conseguente modificazioni di velocità del chimismo dagli atomi delle molecole del DNA. Ciò avviene senza attività patogena, come è stato dimostrato da decine di migliaia di reperti autoptici ed ematochimici. Quindi si desume dai fatti noti che si tratta di un’attivazione di un processo tossicologico da PrP modificato e questo si attiva anche con l’ingestione di sostanze che provocano modificazioni del pH prionico. “MESSINGER porta avanti l’ipotesi di avvelenamento da pesticidi nei casi di BSE:  sembra più probabile perché queste sostanze, essendo liposolubili, tendono ad accumularsi nei tessuti cerebrali e dei nervi  che sono composti in gran parte di grassi. Le cellule del sistema nervoso sono inoltre molto soggette ad un avvelenamento di questo tipo, perché non vengono mai o quasi rinnovate. La patologia dei tessuti nervosi in principio avviene solo attraverso l’azione di neurotossine, e nell’uomo con l’uso di sostanze psicoattive. Sembra strano che in Inghilterra le persone dichiarate vittime della malattia di JAKOB siano soprattutto giovani. Anche gli unici due casi di questa malattia che si conoscono in Francia sono giovani, 19 e 26 anni rispettivamente. Siccome in Europa l’età media delle persone è certamente più alta, questa dovrebbe in parte rispecchiarsi nelle statistiche dei malati: Gli addetti ai lavori aderenti all’ortodossia medica cercano di spiegare questa contraddizione epidemiologica con la preferenza dei giovani per il “Fast food ”.  “Questa teoria però non sembra verosimile, perché la maggior parte delle catene fast food utilizza carne proveniente dal Sud America che contiene si molto tessuto connettivo, ma non contiene tessuto nervoso”. Sempre MESSINGER sostiene:” “è però dimostrabile nella letteratura che gia nella metà degli anni 80, l’uso della droga MDMA (metilene-diossimetamfetamina)  cioè dell’”ecstasy”) era abbastanza comune a ben 3 milioni di giovani inglesi. Dal 1985 al 1990 sono morte nel Regno Unito 50 persone a seguito del consumo di ecstay. In Germania, secondo le autorità anti-droga, il consumo di ecstasy per ben due terzi è concentrato sui giovani maschi, molti dei quali negli ambienti omosessuali; questo spiega come  le conseguenti malattie non vengano correttamente diagnosticate, ma diventano casi di “demenza da AIDS”. “GEORGE A. RICAUTE e altri hanno scritto sugli effetti neurotossici dell’ecstasy, nella rivista “Neuropsychobiology” (2000; 42; 11-16). La connessione con l’avvelenamento dei bovini diventa ancora più stretta se consideriamo che, con la produzione “amatoriale dell’ecstasy si ha un sottoprodotto che dà origine, una volta metabolizzata, a delle sostanze che assomigliano molto ad alcuni pesticidi e diserbanti. Sostanze di questo genere causano la comparsa della sindrome di PARKINSON. Si studia adesso se nella produzione di questi prodotti chimici si hanno sottoprodotti simili a quelli osservati nella produzione di droghe, (vedi anche ARMAN SAHIHI, DESINGNER DROGEN, HEYNE 1990) così il cerchio si chiude fino ai sintomi di avvelenamento visti nei bovini. Molti pesticidi sono neurotossine, per esempio anche l’E 605 che è stato sviluppato a partire da una sostanza da combattimento chimico della seconda guerra mondiale. Gli insetti con il loro sistema nervoso più semplice muoiono dopo qualche minuto, ma le vacche vengono “trattate” per anni con gli stessi veleni. Queste sostanze si accumulano, come già detto, in preferenza nella materia grassa del sistema nervoso e sono la causa, forse insieme alle sostanze che contengono manganese, del morbo della vacca pazza (BSE)”. In moltissimi paesi industrializzati vi è il problema delle scorie tossiche derivanti dai processi chimici interessati alle più svariate produzioni, questo crea problemi di smaltimento degli stessi nonché costo economico. Molte aziende addette al settore pur di lucrare ulteriormente, non di rado scaricano in prati isolati il contenuto delle loro metifiche cisterne di chissà quale veleno. Quando le vacche pascoleranno in quei prati la conseguenza sarà l’attivazione di processi tossicologici che innescano la BSE. Dai dati autoptici ed ematochimici a nostra disposizione possiamo tracciare i fondamenti del Morbo di JAKOB classico o genetico e quello della BSE. La malattia di JAKOB, certamente è genetica, come dimostra la bibliografia internazionale, dove tutti gli Autori sono d’accordo. E’ nostra convinvinzione che i prioni interessati nella patologia genetica pur avendo funzione riparatrice nei neuroni sani, vengono modificati nel potenziale elettronico esterno delle molecole, alterando la velocità del chimismo con conseguente lisi della membrana neuronale. Questo avverrebbe perché nel DNA dei portatori della malattia gli atomi delle molecole interessate emettono frequenze energetiche errate, attivando l’autoptosi neuronale. La PrP viene modificata nella sua conformazione da catena alfa-elica a beta-elica contribuendo alla lisi di membrana dei neuroni. Malgrado l’instaurarsi della patologia genetica, questa non ha mai attivato processi contagiosi, nè nelle stesse vacche o altri animali che vivevano a contatto, nè negli allevatori, nè i loro familiari , nè nei veterinari interessati, ne tanto meno gli assuntori di carni bovine. I reperti autoptici cerebrali dimostrano un significativo stato spongioso, senza coinvolgimento linfocitario. La PrP ingerita attraverso assunzione di carni (muscolo o cervello o altri organi) viene modificata dalla lisi gastrica, nonché dall’effetto della pirolisi, quindi è del tutto innocua per l’uomo (barriera interspecie). Nella BSE, deduciamo attraverso l’osservazione sia  in vivo, che sperimentale che i prioni si modificano nelle cariche elettroniche esterne per effetto chimico-fisico da diverse classe di veleni che abbiamo su esposto. Per quanto riguarda i mangimi animali, non risulta provato che le farine di ossa bovine provocano modificazione elettroniche del prione. Per molti decenni le vacche li hanno mangiati senza conseguenze patologiche (unico inconveniente una maggiore produzione di latte). Inoltre la teoria dei lentivirus avanzata da alcuni studiosi non ha trovato alcun fondamento, in quanto i prioni non hanno nè DNA, nè RNA, ne sono duplicativi.       

 

 

CONCLUSIONI

La  malattia di Jakob  nell’uomo non è trasmissibile per contagio di tipo tradizionale, cioè ematica, salivare o aerea. Il metodo sperimentale di iniettare cervello malato in quello sano non trova alcuna logica scientifica ( in natura gli animali non si perforano reciprocamente il cervello). Anche fra le diverse specie animali quali i bovini non è stato provocato contagio bensì induzione infiammatoria locale o tossicosi, ma non processi infettivi. Essere portatori di PrP non significa produrre necessariamente la malattia. E’ verosimile che la presenza prionica sia dovuta all’innesco di processi riparativi neuronali o di altre funzioni ancora tutte da chiarire. Comparando i dati dalla casistica esistente in questi ultimi anni, sulla presenza prionica si rileva che non avviene contagio tra i bovini, nè tra gli animali che vivono a contatto, nè al personale addetto, nè ai loro familiari come già scritto nella precedente relazione. La teoria dei lentivirus non ha alcun fondamento in quanto i prioni sono sprovvisti di DNA o RNA, nè sono in grado di provocare infezioni. Il prione o PrP non è duplicativo. Negli animali vegetariani che hanno fatto uso di farine animali ( a base ossea), non è provato con sicurezza che questo sia la causa scatenante la malattia; per quanto ci  consta,  aumenta semplicemente la produzione lattiera. In tutte le decine di migliaia di reperti autoptici cerebrali manca infiltrato linfocitario, ma vi è solamente stato spongioso infiammatorio di tipo tossico, come dimostrato dalle microfotografie elettroniche a disposizione. Il prione non è la causa attivante della patologia, ma la conseguenza o di processi riparativi, o di processi degenerativi neuronali. Da queste considerazioni possiamo dedurre che la malattia di JAKOB è senz’altro genetica. Mentre la BSE bovina non è infettiva ma tossicologica, nè tanto meno e’ pericolosa per l’uomo (da centinaia di anni nel Nord Italia hanno mangiato cervella fritta, senza che questo abbia comportato la diffusione della malattia). Anche tra gli animali e in particolare i bovini non vi è prova di trasmissibilità tradizionale. Nel KURU non è provato che lo stato di endocannibalismo, sia realmente la causa attivante della malattia. Nello Scrapie ovino non è stato identificato l’agente infettivo ma solo il prione prodotto da neurodegenerazione  da probabile tossicosi. Lo scrivente ritiene che il prione “degenerativo” sia modificato nel potenziale elettronico esterno della molecola specifica del DNA o da processi tossicologici, con conseguente variazione della velocità del chimismo a cui è preposto, determinando la lisi della membrana neuronale. In definitiva la carne bovina è comunque edule, anche in caso di presenza prionica. 

 

 S. PRUSINER  LE SCIENZE. 

Secondo noi la modificazione della conformazione proteica è da attribuire alla modificazione  della carica elettronica esterna di uno o più atomi del prione.

 

La lisi della membrana neuronale secondo noi avviene per modificazione della carica elettronica esterna di uno o più atomi del prione.

 

Si osserva un significativo stato spongioso, ma non coinvolgimento del sistema linfocitario.Nota: Tutte le fotografie qui pubblicate sono tratte da “Le Scienze” Dicembre 1984 e Marzo 1995 e da EdicolaWeb

 

 

I PRIONI E LA  MALATTIA DI CREUZTFELDT-JAKOB

Chieti 15 Giugno 2002

Già nel lontano dicembre del 1984, rimasi meravigliato del lavoro di STANLEY B. PRUSINER pubblicato su "LE SCIENZE".Egli ipotizzava che i prioni o PrP da lui osservati, privi di acidi nucleici, cioè senza DNA o RNA, potessero avere capacità infettiva. Questa ipotesi urtava con il dogma della infettivologia secondo il quale, per provocare infezioni, i virus e i batteri devono essere provvisti di DNA o RNA e avere ca-pacità replicante. Successivamente nel marzo del 1995, sempre sulla stessa rivista e dello stesso Au-tore, vidi,come, dall'ipotesi, si passò all'affermazione che i prioni fossero agenti infettivi a tutti gli effetti. Il Prusiner reiterava il dogma, universalmente accettato, che agenti infettivi che trasmettono le malat-tie dovessero disporre di materiale genetico costituito dagli acidi nucleici (DNA e RNA), per pro-pagare l'infezione in un ospite. Anche i virus, che sono tra i microrganismi più semplici, si basano sugli acidi nucleici per dirigere la sintesi delle proteine indispensabili alla loro sopravvivenza e du-plicazione. L'asserzione del PRUSINER è che" i prioni sono effettivamente responsabili di patolo-gie trasmissibili ed ereditarie dovute a cambiamenti di "conformazione proteica. Possono anche causare malattie sporadiche, nelle quali non è dimostrabile né trasmissione fra individui né predi-sposizione genetica". Inoltre sembra che, accanto ai prioni provocanti le patologie finora studiate, vi possano essere prioni costituiti da proteine alquanto diverse, i quali potrebbero contribuire a provo-care altre malattie neurodegenerative molto comuni nell'uomo, come pure alcune malattie muscola-ri. I dati presentati dall'Autore si basano sull'indagine della malattia delle pecore, lo SCRAPIE. Inol-tre egli cita che "I prioni da lui osservati sono presenti in altre malattie come l'encefalopatia trasmis-sibile del visone, l'atrofia cronica del cervo mulo e dell'alce,l'encefalopatia spongiforme felina, e l'encefalopatia spongiforme bovina". PRUSINER, per giungere alle proprie conclusioni si è avvalso degli studi di "GERALD A.H. WELLS e JOHN W. WILESMITH del CENTRAL VETERINARY LABORATORY di WEYBRIDGE (in Inghilterra) che identificarono questa malattia nel 1986, dopo che aveva cominciato a colpire il bestiame bovino della Gran Bretagna provocando perdita di coordinazione e una condizione di insolita agitazione". "L'origine dell'incipiente epidemia venne individuata in un integratore alimentare che conteneva carne e farina d'ossa di ovini". Il metodo di lavorazione delle carcasse degli ovini era stato modificato alla fine degli anni Settanta; mentre il procedimento precedente eliminava l'agente dello Scrapie dall'integratore, quello nuovo non era evidentemente in grado di farlo". "Le malattie da prioni umane sono le più misteriose". "Il KURU, osservato nelle tribù Fore di PAPUA - NUOVA GUINEA, che manifesta sintomatologie simili all'encefalopatia spongiforme, sparì quando tali popolazioni cessarono di praticare il cannibalismo, nel frattempo si individuò l'agente responsabile". La malattia di CREUTZFELDT-JAKOB viceversa, è presente in tutto il mondo e di solito si manifesta come demenza. Per lo più appare sporadicamente, colpisce in genere una persona su un milione, tipicamente intorno ai 60 anni". La percentuale di casi ereditari, non è stata stabilita con certezza."Si ritiene che un piccolo numero di casi possa essere iatrogeno, ossia trasmesso accidentalmente nel tentativo di curare qualche altra patologia. A quanto si sa, la malattia di CREUTZFELDT-JAKOB iatrogena può venire trasmessa o attivata tramite trapianto di cornea,impianto della dura madre, o di elettrodi nell'encefalo, uso di strumenti chirurgici contaminati o trattamento con ormone ipofisario umano". Le altre patologie da prioni umani sono le malattie di GERSTMANN-STRUSSLER-SCHEINKER (si manifesta con altri sintomi di danno al cervelletto) e l'insonnia familiare fatale (nella quale la difficoltà a prendere sonno è seguita da demenza).Entrambe le patologie sono genetiche e insorgono generalmente verso la mezza età.PRUSINER rileva che la letteratura scientifica dimostra come il KURU, lo SCRAPIE e la malattia di CREUTZFELDT-JAKOB, erano trasmissibili mediante inoculazioni di estratti cerebrali da animali malati ad animali sani". Si evinceva senza prova sperimentale positiva che le infezioni fossero causate da virus a lenta azione. Secondo l'Autore "l'agente dello Scrapie doveva essere privo di acidi nucleici, in quanto degradabili mediante radiazioni ultraviolette o ionizzanti". In considerazione del processo esposto si è ritenuto che "il microrganismo mancava di DNA e di RNA e non poteva essere un virus o altro tipo di agente infettivo dato che tutti contengono materiale genico".A favore di questa ipotesi si era espresso ALPER e lo stesso Autore, "in quanto coi procedimenti adottati per isolare l'agente infettivo, non veniva danneggiata la capacità di trasmissione. Si sapeva che le proteine erano il costituente essenziale dell'agente infettivo in quanto procedimenti che denaturano o degradano le proteine riducono l'infettività". Da tale considerazione Prusiner e Alper introdussero il termine "prione", convincendosi che lo Scrapie conteneva una sola proteina e denominandola PrP, o proteina prionica.Tutto ciò, è stato dedotto dal fatto che la PrP, trovata nel cervello di animali malati, resisteva alla degradazione da parte di enzimi cellulari, le proteasi, mentre la maggior parte delle proteine cellulari viene degradata assai facilmente. "LEROY E. HOOD del California Institute of Tecnology, nel 1984 individuò una sequenza amminoacidica, composta da circa 15 amminoacidi a una estremità della proteina PrP.RONALD A. BARRY, del gruppo di Prusiner ipotizzò una forma sensibile alla proteasi. Questi si convinsero dell'esistenza di due tipi di PrP, quella cellulare e PrP infettiva (resistente alla proteasi) ritenendo che la PrP altra fosse Scrapie. "Quest'ultimo termine viene ora impiegato per indicare le molecole ereditarie proteiche che costituiscono i prioni considerati responsabili di tutte le malattie simili allo Scrapie negli animali e nell'uomo"."Nel 1988 KAREN HSIAO e PRUSINER scoprirono alcuni fra i primi dati i quali confermavano come le malattie ereditarie da prioni umane potessero essere ereditate"."Con l'aiuto di Tim J. Crow del Nortwick Park Hospital di Londra e di Jurg Ott della Columbia University e colleghi "individuarono la stessa mutazione in geni provenienti da un gran numero di pazienti affetti dalla malattia di GERSTMANN-STRAUSSER-SCHEINKER e dimostrarono come l'alta incidenza familiare era stata altamente significativa". Osservazioni simili sono state effettuate da "JUN TATEISHI e TETSUYUKI KITAMOTO della KYUSHU UNIVERSITY, in Giappone, che hanno trasmesso la malattia di CREUTZFELDT-JAKOB ereditaria, ai topi". "La scoperta di mutazioni e patologia secondo gli Autori ha fornito un modo di eliminare la possibilità che un acido nucleico fosse associato alle proteine dei prioni e ne dirigesse la replicazione. Tali risultati sono stati confermati all'Università della California a San Francisco".Da quanto esposto i ricercatori hanno dedotto di aver dimostrato come i prioni fossero effettivamente i rappresentanti di una insolita classe di agenti infettivi, composti solo di una molecola proteica dei mammiferi modificata. "Questa conclusione è rafforzata dal fatto che l'assidua ricerca di un acido nucleico specifico dello Scrapie (ad opera di DETLEV H. REISNER dell'Università Heirich Heine di Dusseldorff) non ha fornito alcuna prova che simile materiale genetico sia realmente associato ai prioni". "L'inoculazione di estratti di tessuto cerebrale dell'animale mutante secondo Prusiner diffonderebbe l'infezione a un altro ospite". "In altri termini si stabilì una correlazione genetica fra le mutazioni e la patologia. Negli ultimi sei anni sono state individuate da numerosi gruppi di ricercatori 18 mutazioni in famiglie colpite da malattie da prioni ereditarie: per cinque di queste mutazioni è stato identificato un numero di casi sufficiente a stabilire la correlazione genetica"."Tuttavia, mancando ogni indicazione della presenza di un virus, o di materiale genetico associato al prione, questa ipotesi infettiva rimane insostenibile. Ricerche fatte sulla struttura della proteina interessata da FRED E. CHOEN, dell'Università della California a San Francisco, utilizzando modelli molecolari per cercare di ricostruire le strutture della proteina normale, basandosi sulla sequenza amminoacidica non hanno dimostrato certezza sulla sua reale composizione molecolare". "La proteina prionica generalmente è innocua. Nella forma benigna, la sua sequenza amminoacida si ripiega formando diverse eliche (mostrate come spirali nel plausibile modello a nastro)". "La PrP secondo Prusiner si converte nella forma infettiva che causa lo Scrapie - un prione - quando gran parte della catena proteica si distende, formando i filamenti beta". L'Autore attribuisce a questa nuova conformazione proteica la capacità infettiva. "Nelle colture cellulari la conversione della PrP normale nella forma infettiva avviene all'interno dei neuroni, dopo di che la PrP dello Scrapie si accumula in vescicole intracellulari".“Via via che le cellule ammalate muoiono, creando lacune, nel tessuto i prioni contenuti vengono liberati e vanno ad attaccare altre cellule. Si ha certezza di come il taglio della PrP dello Scrapie e il processo producente i frammenti di PrP, si accumulino sotto forma di placche nel cervello dei pazienti". "Questi aggregati assomigliano alle placche della malattia di ALZHEIMER, sebbene queste ultime sono costituite da una proteina diversa". In ulteriori esperimenti condotti sempre dal Prusiner, "inoculando PrP dello Scrapie su cavie, non è stata individuata alcuna traccia di duplicazione dei prioni". Negli esperimenti condotti dall'Autore su cavie transgeniche, dotate di diverse copie di un gene mutante per la PrP umana, si è constatato che questi animali producevano livelli elevati di PrP mutante, il quale, in parte, sembrava adottare la conformazione dell'agente dello Scrapie"."Alla fine tutti i topi hanno mostrato sintomi di danno cerebrale e sono morti. I ricercatori hanno inoculato tessuto cerebrale degli animali ammalati in topi geneticamente alterati ma producenti bassi livelli della stessa proteina PrP mutante. Questi topi erano stati scelti perché la PrP dello Scrapie è attratta soprattutto da molecole aventi la medesima composizione. I topi di controllo, a cui non era stato inoculato il tessuto, non si sono ammalati". "Secondo gli sperimentatori questa è una dimostrazione del fatto che la sintesi di bassi livelli della proteina aberrante non è pericolosa, contrariamente a molti di quelli trattati che avevano alti livelli di PrP". "Inoltre il tessuto cerebrale trasferito dai topi ammalati alle loro controparti sane ha provocato ancora malattia". Secondo gli sperimentatori "se la proteina aberrante non fosse in grado di trasmettere infezione, nessuno degli animali inoculati si sarebbe ammalato". Da questa valutazione, Prusiner si è convinto che il prione era un agente infettivo con caratteristiche peculiari (assenza di DNA e RNA). Prusiner cita ulteriori esperimenti condotti da lui stesso ed altri studiosi come GLENN CITELLING; egli aveva ottenuto topi transgenici che recavano un gene per la PrP ibrida, consistente in segmenti codificanti del gene umano fiancheggiati a entrambi i lati da segmenti murini; il gene sintetizzava una proteina ibrida".Dopo di che, egli "introdusse del tessuto cerebrale di pazienti morti in seguito alla malattia di CREUTZFELDT-JAKOB o a quella di GERSTMANN-STRAUSSER­SCHEINKEN negli animali transgenici e osservò come stranamente essi si ammalavano più frequentemente e rapidamente che i topi recanti il gene umano completo per la PrP, il cui prodotto proteico diverge da quello murino in 28 posizioni". Secondo Prusiner "tale risultato conferma osservazioni precedenti compiute da SHU-LIAN YANG del laboratorio di DE ARMOND e da ALBERT TARABOULOS del suo stesso gruppo, secondo cui le molecole sintetizzate dall'ospite possono influenzare il comportamento della PrP dello Scrapie"."L'ipotesi da loro avanzata nello studio del gene ibrido, una proteina murina, forse una "chaperonina" (il nome viene dal fatto che la proteina fa da assistente nell'avvolgimento delle catene proteiche appena sintetizzate), abbia riconosciuto una delle due regioni murine della PrP ibrida; essa si è legata a quella regione e ha contribuito a far riavvolgere la molecola ibrida nella conformazione della PrP dello Scrapie". "La chaperonina non forniva una simile assistenza nei topi che sintetizzavano una PrP totalmente umana, presumibilmente perché la proteina umana era priva di un sito di legame per il fattore murino". "Da uno studio su topi transgenici, i quali sintetizzano quantità inizialmente elevate di proteina PrP normale, è emerso che si ammalavano con più facilità. "De ArmonI~ David Westaway, del gruppo Prusiner, Gorge A. Carlson del McLauglhilin Laboratory di Great Falls nel Montana, hanno osservato con stupore come alcuni topi transgenici anziani manifestavano un disturbo caratterizzato da rigidità e riduzione dell'attività igienica".Prusiner e colleghi, indagando sulla causa del fenomeno, stabilirono che la produzione di quantità eccessiva di PrP può portare nel tempo a neurodegenerazione e, sorprendentemente, alla distruzione dei muscoli e dei nervi periferici. Queste osservazioni ampliano lo spettro di indagine sulle malattie neurodegenerative circa l'influenza dell'azione dei prioni sul comportamento metabolico neuronale. Sempre secondo gli Autori, livelli elevati di PrP negli animali, ha dato esiti positivi sotto forma di indizi riguardanti l'insorgenza della forma sporadica della malattia di CREUTZFELDT-JAKOB. Prusiner sostiene che la PrP causi la malattia citata; questa si attiva per accumulo di prioni. Gli studi di Prusiner indicano come la possibilità di sviluppare sui topi la malattia sia di un caso per milione. Gli esperimenti condotti suggeriscono che gli individui colpiti dalla malattia di CREUTZFELDT-JAKOB sporadica producano eccesso di PrP.Oggi si possiedono modelli animali di quasi tutte le malattie da prioni e servono come metodica di indagine specifica, per ampliare la conoscenza e suggerire approcci terapeutici. Il Prusiner, servendosi dei modelli su citati, ha indagato sulla possibilità che gli animali si fossero ammalati dopo l'inoculazione con prioni. "Da queste rappresentazioni animali delle malattie da prione umane dovrebbero non solo permetterci di comprendere più a fondo in che modo i prioni causino la degenerazione cerebrale, ma anche di fornire l'opportunità di provare terapie per queste malattie terribili". Nelle ricerche in corso sul ruolo dei prioni non si è trovata traccia di duplicazione. "Sono stati trovati prioni in malattie neurodegenerative come: il morbo di ALZHEIMER, il morbo di PARKINSON e la SCLEROSI LATERALE AMIOTROFICA (SLA). "Nel marzo del 2002, il Prusiner annunciava che "aveva trovato dei prioni nei muscoli dei bovini, ritenendo pericolosa l'assunzione di queste carni, senza specificare il ruolo svolto da tali proteine"."Di tutte le malattie da prioni aventi in comune i processi neurodegenerativi, nei reperti autoptici non vi è infiltrato linfocitario nel cervello, quindi i globuli bianchi ematici non giocano alcun ruolo come risposta immunitaria". Eppure il Prusiner conclude che "i prioni sono agenti infettivi". 

 

DISCUSSIONE

Pur apprezzando il notevole lavoro di Prusiner e colleghi, cui tutti siamo grati, nelle risultanze interpretative e conclusive troviamo delle incongruenze.Le sperimentazioni sul KURU, dimostrano una trasmissione tra specie umana. Questa malattia ha sì il prione, ma non giustifica la trasmissione da contagio, in quanto le condizioni igieniche delle tribù interessate non erano delle migliori. La possibilità che vi fosse una encefalopatia infettiva causata da altri agenti patogeni non è da scartare (per esempio trasmissione di cadaverina o putriscina). Il prione o PrP non ha né DNA e RNA, come confermato da risultati sperimentali dallo stesso Prusiner e da altri Autori, non è replicante. La PrP si riscontra in tutti i processi eurodegenerativi a base genetica ed anche in quei casi di encefalopatia infettiva o tossicologica. Nello Scrapie degli ovini non è stato chiarito se l'insorgenza, sia di natura genetica, infettiva o tossica.Certamente un'alta concentrazione prionica attiva, nella specie ovina, la malattia, ma non chiarisce quale sia l'agente infettivo. La proteina PrP dello Scrapie può resistere alle azioni della pirolisi e dei succhi gastrici? Tale sperimentazione manca. La sola presenza del Prione nel cervello dei bovini che abbiano assunto farine prodotte con ossa ovine, non prova che queste siano la causa attivante della malattia di CREUTZFELDT-JAKOB (nel sistema nervoso degli ovini è stato trovato sì il prione ma non l'agente infettivo). A quanto risulta dalle osservazioni di laboratorio, non è distinguibile la PrP ovina da quella bovina. Sostenere il contagio tra le due specie animali attraverso il presupposto che da parte dei bovini ci sia stata assunzione di farine a base di resti ovini, senza sperimentazione specifica è assurdo.Nelle farine incriminate sono state trovate tracce di prioni ovini, parti di essi o loro derivati? Prusiner non ha fornito una casistica di presenza o assenza dei prioni su bovini sani, né è stato chiarito se una piccola percentuale di prioni sui bovini sani sia fisiologica, tanto meno non specifica se nei bovini nati in stato di ipossia producono prioni, né quale ruolo specifico hanno nei processi riparativi. Le encefalopatie da contagio strumentali non fanno testo in quanto l'agente infettivo può essere diverso. Il prione di CREUTZFELDT-JAKOB, il KURU e lo Scrapie sono trasmissibili, inoculando estratti cerebrali di animali ammalati nel cervello di animali sani. Negli animali sani, la presenza di prioni non significa che questi svilupperanno la malattia specifica, in quanto esistono proteine prioniche sostanzialmente innocue e quindi benigne. Giorgio Calabresi dell'Università di Piacenza sostiene che i prioni sono normalmente presenti in tutti i cervelli, in quanto migliorano la trasmissibilità degli impulsi nervosi. Attualmente la malattia di CREUTZFELDT-JAKOB, non ha variato il tasso di morbilità nell'uomo (un caso per un milione). Per quanto riguarda i bovini il dato di incidenza appare confuso. In moltissimi casi è stata diagnosticata la malattia specifica su reperti autoptici solo sul dato di presenza sporadica di prioni, i quali non erano distinguibili tra forma benigna e quella attiva. Come non è provato da parte dell'uomo che assumere carne bovina infetta possa provocare la malattia. In Regioni come il Piemonte e Lombardia, è uso mangiare cervella di bovini fritte, ma questo non ha favorito la diffusione della malattia. Per provocare la malattia su cavie è necessario iniettare direttamente nel cervello parti di tessuto di cervello malato sempre nella stessa specie. In tutti i reperti autoptici dei tessuti cerebrali, non vi è infiltrato linfocitario.Cerchiamo di comprendere cosa non ci trova d'accordo con l'Autore circa l'interpretazione e le conclusioni della malattia esposta. Bisogna tenere presente che la medicina, fino ad oggi, ha basato tutto il proprio sapere sul fatto che una patologia insorge come conseguenza della presenza o assenza di una data struttura molecolare o parte di essa.Secondo il "Principio di incostanza" enunciato dallo scrivente (pubblicazione inviata nell'ottobre del 2000 all'Accademia di Stoccolma e per conoscenza ai Ministri della Sanità, della Ricerca Scientifica e al Consiglio Nazionale delle Ricerche), tali affermazioni non ci sembrano, oggi, complete. In base al postulato enunciato, la presenza o assenza di una data struttura molecolare o parte di essa, è conseguenza di una modificazione dei campi subatomici degli acidi nucleici, con variazione dei potenziali elettronici e della velocità del chimismo.Quanto sopra è stato dedotto da osservazioni effettuate sugli effetti dell'energia pranica (vedi ANZALONI e VECCHI su composti di chimica inorganica e organica UNIVERSITA' DI MILANO Ott. 1986). Veniamo al quesito fondamentale, la proteina modificata del prione o PrP come può attivare o mantenere in atto la malattia? Secondo quanto supposto da noi gli atomi che compongono gli acidi nucleici, non hanno fra di loro un rapporto fisso energetico, ma variabile. Nei portatori genetici della malattia di CREUTZFELDT-JAKOB, esiste una alterazione sequenziale molecolare del DNA. La conseguenza è che il DNA non emette le corrette frequenze di controllo di attivazione biochimiche specifiche, ne consegue, secondo noi, che la PrP viene modificata nel potenziale delle cariche elettroniche esterne, variando la velocità del chimismo specifico. Questo spiegherebbe perché la PrP non svolge il ruolo primario cui era stata preposta geneticamente. Certamente accanto alla modificazione dei potenziali elettronici di tale proteina vi è qualche altra componente che provoca la morte dei neuroni ancora da chiarire. Dalla morte dei neuroni si determina l'accumulo di prioni modificati nello spazio extracellulare i quali interagiscono sulla membrana dei neuroni circostanti provocandone la lisi. Sperimentalmente Prusiner ha provocato la malattia in questione (topo-topo), inoculando tessuto cerebrale malato in quello sano. Questo non significa che abbia provocato un'infezione. Se si fosse attivato un processo infettivo vi sarebbe stata in qualche misura una risposta linfocitaria, quindi immunitaria. Manca una sperimentazione comparativa murinica tra cervello sano - a sano, per verificare la differenza numerica di incidenza del tasso di mortalità, con le sperimentazioni svolte. Da questo dobbiamo constatare che nella sperimentazione citata è stato attivato un processo infiammatorio locale o tossicologico, provocando una neurodegenerazione. Prova di ciò è che agli animali della stessa specie, che vivono a contatto, sia topi che bovini, non hanno contratto la malattia.Inoltre la malattia di CREUTZFELDT-JAKOB nell'uomo non ha mai provocato contagio, né in ambito familiare né fra il personale medico e paramedico.

 

CONCLUSIONI

La malattia di CREUTZFELDT-JAKOB nell'uomo non è trasmissibile per contagio di tipo tradizionale. Anche fra le diverse specie animali quali i bovini non è stato provocato contagio ma induzione infiammatoria locale o tossicosi. Essere portatori di PrP non significa produrre necessariamente la malattia. Manca una casistica antecedente di controllo della presenza di prioni per poter comparare i dati. La malattia è stata prodotta con inoculazione da cervello malato a quello sano, provocando l'aumento locale dei prioni modificati, i quali determinano neurodegenerazioni di tipo infiammatorio o tossico, ma non di tipo infettivo. Il prione o PrP non è duplicativo. Negli animali vegetariani che hanno fatto uso di farine animali, non è provato con sicurezza che questo sia la causa scatenante della malattia. Può accadere che degli inquinanti di metalli pesanti depositati sui vegetali da loro assunti abbiano provocato un processo di tossicosi con successivo innesco della malattia. In tutti i reperti autoptici cerebrali manca infiltrato linfocitario. Il prione non è la causa attivante della patologia, ma la conseguenza dei processi degenerativi neuronali. Da queste considerazioni possiamo dedurre che la malattia spongiforme bovina non è infettiva né pericolosa per l'uomo. Anche tra gli animali e in particolare i bovini non vi è prova di trasmissibilità tradizionale. Nello Scrapie ovino non è stato identificato l'agente infettivo ma solo prione prodotto da neurodegenerazione. Lo scrivente ritiene che il prione sia modificato nel potenziale elettronico esterno della molecola specifica del DNA, con conseguente variazione della velocità del chimismo a cui è preposto. In definitiva la carne bovina è comunque edule, anche in caso di presenza prionica (purché in dosi non eccessive).

 

 

PRIONS AND JAKOB’S DISEASE – July 2004

JAKOB must undoubtedly be credited with having identified the disease in 1921: he published a study on three patients, aged 52, 38 and 42 years, who had presented with a sub-acute course characterized by various neurological signs and by sudden mental deterioration (duration was 12, 6 and 9 months, respectively). Histology revealed severe neuronal loss with intense glial reactions, and absence of phlogosis signs or of spongiform degeneration. In his discussion of said cases, JAKOB decided to associate a case of CREUTZFELDT observed one year previously (1920) in a 23 year old female subject, presenting with symptoms that were markedly different from those of JAKOB’s patients, and in which the histopathological brain abnormalities were apparently comparable to those of the former cases. This erroneous CREUTZFELDT observation is the reason for the double eponym adopted by SPIELMEYER in 1922. It would thus be more correct to define this condition simply as “JAKOB’S DISEASE”.  In June 2002, I presented my first paper on the aforesaid disease at the Academy of Sciences of Abruzzi, and challenged, point per point, the observations put forward by STANLEY B. PRUSINER in his paper published in the journal “LE SCIENZE 1984”.PRUSINER had first suggested that “prions”, which he had noted to be lacking nucleic acids, i.e., prions had no DNA or RNA, might have infectious properties. Such a hypothesis challenged the dogmas of infectious disease sciences, according to which bacteria must be provided with DNA or RNA and have replicating capabilities in order to be infectious.  In 1995, PRUSINER went on to state that prions are responsible for propagation of infection. PRUSINER was repeating the universally accepted dogma, that infectious agents transmitting disease must possess genetic material formed by nucleic acid (DNA and/or RNA) in order to spread the disease to a new host.  Also viruses, which are amongst the most simple microorganisms, depend on nucleic acids driving the synthesis of proteins which are necessary for their survival and duplication. PRUSINER states that prions are actually responsible for transmissible or hereditary diseases caused by changes in “protein conformation”. They might also cause sporadic disease, in which it is not possible to demonstrate either intra-individual transmission or genetic predisposition.   FRED E. COHEN and colleagues, of the University of California, San Francisco, have conducted thorough research on this protein, using molecular models to attempt building the structure of  the normal protein: based on the amino acid sequence, they have no sure evidence on actual molecular composition. “ The prionic protein, or PrP, is generally harmless. In the benign form, its amino acid sequence folds and forms several helices (shown as spirals in the plausible ribbon representation)”.   “According to PRUSINER, PrP converts into the infectious form causing Scrapie – a prion – when the majority of the protein chain is distended, forming beta filaments”  The Author of this paper ascribes the capability to infect precisely to this new protein conformation.  The prion, which was named by PRUSINER in 1982, is a glycoprotein lacking nucleic acid and resistant to the enzyme action destroying RNA and DNA, therefore it is not a virus, nor is it a bacterium or a fungus. According to several authors, PrP is capable of modifying and becoming toxic thus causing the destruction of neurons, while other authors agree with the viewpoint that prions are proteins diverging from the dogma of biology according to which genetic information is transmitted by DNA or RNA, but the pathogenicity of prions is an effect of the tridimensional structure not instructed by DNA. Other scientists believe that the pathological activation of prions is caused by a morphological modification produced by nutrition factors. “Moreover, researchers of the National Center of Zurich, have detected for the first time traces of prions in muscle and spleen tissues in patients whose cause of death was the classic form of JAKOB’s disease. According to this team of researchers, the presence of prions was detected in the biopsied specimens of muscle and spleen sampled from 36 persons deceased because of JAKOB’s disease. The observation lasted from 1996 to 2002. According to the Authors it is possible that during the end stage phase of the disease, prions pass from the brain to other organs”.  “In Great Britain research was conducted directly on calves. The young animals were fed 100 grams of infected brain tissue harvested from BSE-infected cattle. This quantity is sufficient to infects thousands of head of cattle. Further to the ingestion of this material, the calves developed BSE. The muscle tissue of the sick calves was shown not to be infectious: even when the researchers injected this material into the brains of healthy calves, the latter did not get the disease. The method of injecting into the brain is considered to be the most sensitive test and its infectivity potential is 1,000 times that related to ingestion of infectious tissues. Similar results were obtained also when tissues sampled from spleen, lymph node, kidney, liver and other tissue types were used”.  “In Italy, Marco Lorenzi and Luciana Baroni, in their 2000 paper, maintain that the same etiological agent in BSE is capable of passing the species barrier”.  “Other researchers agree with the suggestion that two forms of PrP exist, one generating disease and the other presenting with as yet unknown functions. According to these researchers, this hypothesis was found to be correct since the PrP detected in the brain of infected animals resisted to protease induced degradation (protease is an enzyme capable of hydrolising proteins), while cell proteins were easily degraded” In view of these considerations, said authors defined prions as “infectious particles”.BERND MESSINGER of Berlin is one of the few researchers besides myself not agreeing with the conclusions stated by PRUSINER et al.  “MESSINGER maintains that in England 5 million head of cattle were destroyed for suspected BSE. This figure is ten thousands of times greater than the number of  eventual victims of the so-called epidemic there would have been in the case no action had been taken (in other words, if the mad cow “epidemic”  theory were true)”. To support his studies on JAKOB’s disease, PRUSINER  presented microscopic slides of “infected” bovine brain, on the basis of which he suggested the  disease was a new kind of infection. A careful analysis of the material presented by PRUSINER, does not show any evidence of lymphocyte activity, in other words the lymphocyte system is not involved. And yet the international scientific community accepted, with no further critical debate, the conclusion  presented by PRUSINER, according to whom there existed a molecule with undefined infection-carrying functions. Ever since  PRUSINER “has demonstrated his theory”,  tens of thousands of autoptic exams were performed on cows and their brains were dissected in all possible forms and directions, with the most sophisticated microscopic imaging methods, without ever demonstrating the involvement of the lymphocyte system. In further support of this statement, several microscopic images produced by PRUSINER et al are shown hereunder and reveal  no infectious activity but only prionic involvement. 

 

Figure 1

 Cells presenting with spongiform encephalopathy. According to our analysis thereof there is no evidence that the lymphocyte system is involved.

 

Figure 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cells presenting with spongiform encephalopathy. According to our analysis thereof there is no evidence that the lymphocyte system is involved.

 

 

Figure 3

Cells presenting with spongiform encephalopathy. According to our analysis thereof there is no evidence that the lymphocyte system is involved..

 

 

Figures 4 and 5 

 

Prions were identified in the brain of a hamster by immunoassay staining. The hamster was infected with scrapie, the prototype of prionic diseases, occurring naturally in sheep and goats. After an incubation period lasting approximately two months, a section of brain tissue was put in contact with antibodies with a specific affinity to PrP proteins, the greater – and perhaps the only – component of prions. Antibodies were in their turn stained with  peroxidase enzyme which catalyzes the conversion of a colourless reagent into a dark dye. Therefore, after application of the reagent to the tissue, microscopic examination of the stained structures revealed the presence of prions. In the upper microphotography, many stained bodies are visible; in the lower slide several of these bodies are shown at a greater enhancement. They appear similar to soft-pattern flakes and are believed to be aggregates of prion “rods”; each rod is likely to contain approximately 1,000 PrP molecules. PrP antibodies and prion rods were available only starting from 1984. These microscopic images were obtained by the Author and by his collaborators from the School of Medicine, University of California, San Francisco (USA).As can be easily seen in Prusiner’s microscopic image, there is no involvement of lymphocyte activity.  

 

DISCUSSION

When discussing JAKOB’s disease, and therefore prions, it is necessary to first address some basic background issues related to biophysics, genetics, biochemistry and molecular biology, so as to set the bases for understanding the physiology of cells, body structures, systems and organs: researchers with expertise in single areas and lacking a knowledge of the above issues will find it difficult to observe and have a real grasp of the processes involved in the complex phenomena linked to the pathogenesis and the continuation of the disease discussed.In international literature there has always been a general consensus on considering the onset of JAKOB’s disease as being genetic, up until the innovative theory on prions was put forward by PRUSINER. We have attempted, through a scientific and impartial analysis of the available data, to gain an insight into the real situation concerning this issue. Before starting to discuss molecules, it is crucial to understand the functioning of atoms. Each living being is a codified aggregate of atoms the following observations can be understood only based on the this knowledge. In September 2001, at the ACADEMY OF SCIENCES OF ABRUZZI, at the 3rd INTERNATIONAL  “ESSERE PERSONA” CONVIVIUM, I presented my paper on the “Principle of Inconstancy” (“PI”). Said presentation was submitted to the Academy of Stockholm so as to redefine current scientific models on the basis of the principle presented therein. For the sake of brevity and opportunity, we will give a short description of the basic movement of atoms. The PI considers the balance of the atom as being the result of permanent exchanges of energy between adjoining  atoms in a continuing interacttion process, with statistically quantifiable fluctuations of the energy exchanged and therefore of the energy of the atoms themselves. Such a hypothesis suggests theories on the stability of atoms, since it differentiates between the case of isolated atoms and those atoms which are adjacent to other atoms, regardless of whether they are similar or different, as long as there is a probability of interacttion: the latter atoms assume the most probable state resulting from the combined effect of the energy potentials and the respective fluctuation statistics, the distributions (amplitude and frequency of possible values) promote or weaken the interactions determined by the potentials alone. The phenomenon is similar to that of resonance in electrical systems or systems of other nature, in which specific stimuli produce greater or lesser effects depending on whether their frequency coincides with a characteristic of the structures they are being applied to. This model, which we intend to propose as complementary to and  not as an alternative to traditional physics, might be effectively applied to the complex molecular structures and to processes of biology, to interpret phenomena such as pranic healing therapy and other techniques typical of classic medicine, the results of which are observed but cannot be ascribed to cause/mechanism/effect concepts of traditional theories. In the vast area of physics represent by the theory of unification of strong and weak nuclear interactions, of gravitation and electromagnetism,  the PI gives a more ample outlook and offers other opportunities and investigational methods. Having established that the atomic communication of molecules produces actual frequencies in which all biochemical processes are affected and directed by the frequencies themselves, thus determining not only the external electronic potentials of the molecules, but ultimately also the reactivity rate, DNA and RNA  control among other functions also the synthesis of the multiple cellular proteins. If DNA or RNA presents a transcription error (i.e., in atomic or molecular sequence), the gene involved has a “faulty synthesis” so that the controlled protein is incomplete. In such  cases there is a velocity  error in the faulty amino acid sequence of the specific chemical processes, the protein does not complete the reaction it is in charge of establishing, thus altering the subsequent biochemical chain. It must be noted that chemical reactions occur because of differences in energy (i.e., mass action). The PI explains that molecules are not monofunctional but multifunctional, and are activated in the right time and place, since the reactions in charge vary on the basis of the quantity of energy possessed by the system. Or, as I believe, in the protein there occurred a potential different from that of the protein that  should have formed. Thus, a molecule or an enzyme must possess the correct energy potential. This occurs because the atoms of nucleic acids emit frequencies that control the reaction rate. We believe that in genetic diseases such as JAKOB’s disease, the genes in charge of controlling the reproduction and the physiology of neurons, might lack the electronic control of molecular or enzymatic chains. All these pathological conditions are the consequence of the lack of control of frequencies of gene atoms. In our opinion, drugs are always ineffective, since the condition is not chemical but electronic in natures, in other words is induced by abnormal external electronic charges of the DNA-synthesized molecules. International literature concerning this issue, and based on autoptic findings and blood lab tests, never presented cases in which the lymphocyte system has been activated by the presence of prions. Specific prions are in charge of repair processes. Prions are present both in mammals and in humans, thus contributing to the flow of nervous impulses as well as to the repair processes of cells and neurons. This explains the presence of prions in conditions of hypoxia or in toxic processes, or in the case of genetic conditions in which the immune system is not involved.  “Researchers of the Columbia University of New York have discovered that a protein which is similar to prior, called CPEB, may help nerve cells to retain memories. According to the others of the study, a transitory  electric signal in the brain may convert CPEB to its prionic form thus helping to create a permanent memory trace. Prions are capable of turning on and off genes in a cell”. Experimentation based on injecting diseased brain material into a healthy one is nonsensical. Neither humans nor mammals ever inject parts of their brain into another individual. In support of the infection theory, PRUSINER and colleagues mention KURU, observed in the FORE tribes of PAPUA-NEW GUINEA; this disease presented symptoms that were similar to spongiform encephalopathy – and disappeared once the population stopped their practice of endocannibalism. If we consider that other populations on Earth which were and possibly still are anthrophagous have never developed KURU, we may then suggest that as part of their endocannibalistic practices the FORE  likely used some toxic herbs  or any other substance capable of activating the disease. Also in ovine SCRAPIE, sheep are affected by the disease only when they feed upon toxic grasses, indeed not all of the herd is affected, nor are the shepherd or the dogs living in close contact with the herd.  “BERND MESSINGER” strongly opposes the investigational procedure entailing the injection of a pure mash of the brain mass of diseased animals directly into the brain of healthy animals. Obviously, when the pulp of any kind of organic material is injected into a living animal, neurological disorders will occur as a matter of course. Whenever this procedure is implemented, not only the so-called prions but also cadaverin and putrescin are injected. This occurs also in man: when several decades ago  the extract of cadaveric hypophysis gland was administered to subjects presenting with impaired growth development, there were  reports of phenomena that were similar to those of KURU or of JAKOBS disease.  “A research group headed by Professor Demetrio Pitea has conducted studies on the influence of solvent and of pH on the structural polymorphism of the 106-126 fragment of the human prionic protein by means of molecular dynamics simulations, in order to establish the behavioural variations of the harmless Prp and of the so-called pathogenic one. Pitea et al, by introducing their contribution, state that prionic diseases are transmittable neurodegenerative disorders, the pathogenic mechanism of which is based on a modification of the conformation of the prionic protein from a cellular isoform (PrP), characterized by lower contents in alpha-helix, and a higher contents in Betasheet.Investigational studies have recently demonstrated how a synthetic analog similar to the 106-126 residues of the human PrP (PrP 106-126) shows pathogenic and physical-chemical properties that are similar to those of PrP. Such properties include a structural polymorphism that is sensitive to the conditions of the surrounding environment, the capacity to form fibrils and to cause  nerve cell death. Such observations have suggested the use of PrP 106-126 as a model in in vitro studies”.  “Pitea’s work group, in presenting the conformational properties of PrP, points out that as pH changes, prions change their behaviour, transforming from normal to “pathogenic”, therefore, it is necessary to explain how the prion does indeed become pathogenic, a fact  which as yet has not been explained. Pathogenicity is defined as causing infection, but how can a prion become infectious if it previously was not so? Demonstrating the death of nerve cells does not demonstrate the involvement of the lymphocyte system. According to our hypothesis on JAKOB’s disease, neurons undergo neurodegeneration for apoptosis (i.e., programmed death), since the prions that were previously in charge of repair processes were modified in their external electronic charges, with the consequential modifications to the chemical processes velocity of the DNA molecule atoms. This occurs without any pathogenic activity being involved, as has been demonstrated by tens of thousands of autopsy and blood lab test reports. Therefore, known facts suggest that there is an activation of a toxicological process induced by the modified PrP and such an activation is induced also by the ingestion of substances which alter prionic pH.  “MESSINGER propounds the suggestion of pesticide poisoning in BSE cases: it seems to be more likely since these substances, which are liposoluble, tend to accumulate in brain and nerve tissues which are mainly fatty tissues. The cells of the nervous system are moreover subject to a poisoning of this kind, since they do not or rarely renew themselves. The pathology of nerve tissue in principle occurs only through the action of neurotoxins, and in man through the use of psychoactive substances. It appears to be strange that in England the alleged victims of JAKOB’s disease were mostly young people. Also the only two known cases of this disease in France are two young subjects, 19 and 26 years, respectively. Since in Europe the average age of the population is certainly higher, this should also be reflected in the statistics of the persons affected by disease:  the experts espousing medical orthodoxy try to explain this epidemiological inconsistency with the fact that younger people favour the consumption of fast food. “This theory does not however appear to be likely, since most of the fast food restaurants use meat of South American provenience, containing a lot of connective tissue, but no nerve tissue at all."Again, it is MESSINGER who argues that “it is on the other hand provable in literature that  in the mid 80’s, MDMA drug (methylenedioxymethamphetamine) (i.e, ecstasy) was already commonly used by up to 3 million of young people in England. In the period between 1985 and 1990, 50 persons died in the United Kingdom because of ecstasy consumption. In Germany, according to data of the anti-drug authorities, 2 out of three ecstasy consumers were young males, many of which belonged to the homosexual scene; this explains why the subsequent diseases are not correctly diagnosed, but were defined as “AIDS-related dementia”. “GEORGE A. RICAUTE and other authors  have had published papers on the neurotoxic effects of ecstasy in the journal “Neuropsychobiology” (2000; 42; 11-16). The link with the poisoning of bovines becomes even  closer if we consider that ecstasy manufactured in amateur labs gives a by-product which, once metabolized, produces substances which resemble closely several pesticides and weedkillers. This kind of substances cause the onset of PARKINSON’S disease. Investigations are under way to ascertain whether in the manufacturing of this kind of chemical compounds there are any by-products similar to those noted in the production of drugs (please refer also to ARMAN SAHIHI, DESINGNER DROGEN, HEYNE 1990) thus leading back to the poisoning symptoms noted in bovines. Many pesticides are neurotoxic, like for instance E605, which was developed starting from a substance used for chemical warfare in World War II.  Because of their more simple nerve structure, insects die after just a few minutes, but cows are “treated” for years with the same poison. These substances accumulate, as has already been said, mainly in the fatty material of the nervous system and are the cause, perhaps together with the substances containing manganese, of the mad cow disease (BSE)”. Many industrialized countries have to deal with the problem of toxic waste deriving from chemical processes related to a wide range of manufacturing; this leads to disposal problems, as well as to an increase in costs. Many waste disposal companies often discharge the mephitic contents of their tanks with all kinds of poisons in isolated meadows, for the sake of further gains. When cows will eventually go to pasture in those meadows, the consequence will be the activation of the toxicological processes triggering BSE. Available data of autopsy reports and blood lab tests allow us to chart the bases of classic or genetic JAKOB’s disease and those of BSE. JAKOB’s disease is certainly genetic, as shown in international literature, with a widespread consensus. We believe that the prions involved in the genetic disease, despite having a repair function in health neurons, are modified in the external electronic potential of molecules, thus altering the velocity of the chemical processes and the consequent lysis of the neuronal membrane. This occurs because in the DNA of carriers  of the disease, the atoms of the involved molecules emit erroneous energy frequencies, activating neuronal apoptosis.  The configuration of PrP is modified, changing from a alpha-helix chain to a betasheet, thus contributing to the lysis of neuron membranes. Despite the onset of the genetic disease, the latter has never activated any contagion, not in the cows themselves, nor in other animals living in close contact with them or in cattle breeders and their families, veterinaries, and finally not in the end consumers of bovine meat. The autoptic brain specimens show a significant spongiform degeneration, without any lymphocyte involvement. PrP ingested via the intake of meats (muscle or brain or other organs) is modified by gastric lysis, as well as by the effects of pyrolysis, and therefore is totally harmless for man (species barrier). In BSE we can surmise, through in vivo and experimental observation, that prions are modified in terms of external electronic charges due to the chemicalphysical effects of various classes of poisons as we have previously shown. As regards feed containing ingredients of animal origin, there is no evidence that the meal containing bovine bones causes  electronic abnormalities of the prion. For many decades cows have fed on it with no pathological consequences (the only inconvenience is an increased milk production). Furthermore, the lentivirus theory suggested by several scientists appears groundless, since prions do not possess DNA or RNA, and are not replicative.


 

CONCLUSIONS

Jakob’s disease is not transmittable in man by means of a traditional type of contagion, i.e., via blood, salivary or airborne contagion. The investigational procedures of injection of diseased brain into a healthy one has no logic scientific grounds (in nature animals do not pierce each other’s brains). Even between different animal species,  such as bovines, no contagion was caused; there were noted local inflammatory induction or toxicosis, but there is no evidence of infectious processes. To be a carrier of PrP does not necessarily entail causing the disease. The presence of prions is likely to be caused by the triggering of neuronal repair processes or of other functions that are as yet unclear.  A comparison of case record data of recent years on the presence of prions shows, as was stated previously in this paper, that there was no contagion between bovines, nor to animals living in close contact with them, nor to farmhands  or their families. The lentivirus theory is groundless since prions lack DNA or RNA and are not capable of causing infections. Prions or PrP are not replicative. In herbivorous animals feeding on meal containing ingredients of animal origin (bone material) there is no certain evidence that this is the cause of onset of the disease; as far as we can see, it simply increase milk production. The tens of thousands of brain autoptic reports show not lymphocyte infiltrates, but solely a toxic-like inflammatory spongiform degeneration, as demonstrated by the available electronic microscopic images. Prions are not the activating cause of the disease, but are the consequence either of repair processes or of neuronal degenerative process. On the basis of these considerations, we suggest that JAKOB’s disease is certainly genetic, while bovine BSE is not infectious but toxicological, and is not dangerous for man (for hundreds of year fried brain has been part of the traditional cuisine in Northern Italy and has been commonly eaten, causing no diffusion of the disease). Also among animals and in particular bovines there is no evidence of a traditional transmissibility. As far as KURU is concerned, there is no evidence that the practice  of endocannibalism is the real activating cause of the disease. In ovine SCRAPIE only the prion caused by neurodegeneration of probable toxic origin was identified, while an infectious agent was not. The Author of this paper believes that the “degenerative” prion is modified in external electronic potential of the DNA-specific molecule or by toxicological processes, with a consequential variation of the chemical processes velocity it is responsible for, thus determining the lysis of the neuronal membrane.  In consideration of the above, bovine meat is in any case edible, even in the presence of prions.

 

Figure 6

[Fred E. Cohen]

The prionic protein (PrP) is generally harmless. In its benign form, its skeleton folds forming several helices (shown as spirals in the plausible ribbon model in the left-hand figure, and as cylinders in the upper right-hand figure). PrP converts into the infectious form causing scrapie – a prion – when the majority of the skeleton is distended, forming the so-called beta filaments (represented as arrows in the theoretical structure shown in the lower right-hand figure). The sites marked in red in the ribbon model of normal PrP show positions in which the replacement of an amino acid most likely promotes the binding of the infectious form of the molecule.

S. Prusiner, Le Scienze

In our opinion, the modification of the protein conformation is to be ascribed to the modification of the external electronic charge of one or more atoms of the prion.

 

Figure 7

legenda:

nucleo – nucleus

citoplasma – cytoplasm

PrP dello Scrapie – Scrapie PrP

PrP normale – Normal PrP

Membrana intracellulare – intracellular membrane

Molecola di PrP originale – originary PrP molecole

Molecola trasformata – transformed molecole

 

We believe that the lysis of the neuronal membrane occurs because of the modification of the external electronic charge of one or more atoms of the prion 

 

Figure 8

There is noted to be a significant spongiform degeneration, but there is no evidence of involvement of the lymphocyte system

Note: All the illustrations published in this article are taken from the journal “Le Scienze”, issues  

December 1984 and March 1995 and from EdicolaWeb.

 

 

PRIONS AND CREUTZFELDT-JAKOB DISEASE

Chieti, 15 June 2002

As early as December 1984, I was astonished to read the paper of STNALEY B. PURSINER  published on “LE SCIENZE”.He suggested that the prions or PrP he observed, lacking nucleic acid, i.e., without DNA or RNA, might have infectious properties. This hypothesis challenged the dogma of infectious disease sciences according to which viruses and bacteria must possess DNA or RNA and possess replicating properties in order to cause infections. Subsequently, in March 1995, the same journal published another paper by the same Author, in which from his previous suggestion he went on to state that prions were beyond doubt infectious agents. Prusiner was reiterating the universally accepted dogma that disease-transmitting infectious agents must possess genetic material composed by nucleic acids (DNA and RNA), in order to propagate the disease to a new host. Also in viruses, which are amongst the most simple micro organisms, nucleic acids direct the synthesis of proteins that are necessary for their survival and duplication. Prusiner’s statement signifies that prions are actually responsible for transmissible and hereditary diseases due to “protein conformation. They may also cause sporadic disease, in which there is no evidence of inter-individual transmission or genetic predisposition”. Moreover, it seems that alongside prions causing the diseases studied until then, there might be prions composed by very different proteins, contributing to cause other neurogenerative diseases which are very common in man, as well as several muscular diseases.The data presented by the author are based on the observation of SCRAPIE, the sheep disease. Furthermore, he quotes “The prions he has observed are present in other diseases such as transmissible encephalopathy in minks, chronic atrophy in mule deer and moose, feline spongiform encephalopathy and bovine spongiform encephalopathy”.  In reaching his conclusions, Prusiner availed himself of the studies conducted by “GERALD A.H. WELLS and JOHN W. WILESMITH of the CENTRAL VETERINARY LABORATORY of WEYBRIDGE  (UK) who identified this disease in 1986, after an outbreak of the disease in cattle in the United Kingdom causing  loss of coordination and a state of unusual agitation”. “The origin of the onset of the epidemic was identified in a fodder supplement containing ovine meat and bone meal”. The method used to process sheep carcasses had changed towards the end of the 70’s; while the previous procedure eliminated Scrapie agent from the feed, the new one evidently was not capable of doing so”. “Human prion-related diseases are the most mysterious ones”. “KURU, observed in the Fore tribe of PAPUA-NEW GUINEA, presenting symptoms that are similar to spongiform encephalopathy, disappeared when said populations stopped practicing cannibalism, in the meantime the agent responsible for it was identified”. On the other hand, CREUTZFELD-JAKOB disease is present throughout the world and as a rule presents as dementia. It usually appears sporadically, affects as a norm one person out of one million, in the 60 year age group”. The proportion of hereditary cases has not been established with any degree of certainty. “It is believed that a small number of cases might be iatrogenic, in other words transmitted accidentally in the course of attempts to treat other diseases. As far as we know, iatrogenic CREAUTZFELD-JAKOB disease may be transmitted or activated during cornea transplantation, implantation of dura mater grafts or of electrodes into the encephalon, the use of contaminated surgical instruments or treatment with human hypophysis hormone”. Other human prion-related pathologies are GERSTMANN-STRUSSLER-SCHEINKER disease (characterized by other cerebellum damage symptoms) and fatal familial insomnia (in which the difficulty to fall asleep is followed by dementia).Both diseases are genetic and occur in middle age.Prusiner notes that scientific literature demonstrates that KURU, SCRAPIE and CREUTFELDT-JAKOB disease were transmissible by inoculating brain extract of sick animals to healthy ones”. Thus it was stated,  without any positive experimental evidence, that the infections were caused by slow-acting viruses. According to the author “the Scrapie agent must lack nucleic acids, since they are degraded through ultraviolet or ionizing radiation”. In consideration of the process described above, it was believed that “the micro organism lacked DNA and RNA and could not be a virus or another type of infectious agent since all of these contain genetic material”.ALPER and the Author himself supported this hypothesis, “since with the procedures adopted to isolate the infectious disease, transmissibility was not affected. It was known that proteins were the basic components of  the infectious agent since procedures denaturing  or degrading proteins did reduce infectivity”. On the basis of such a consideration, Prusiner and Alper introduced the term of “prion”, on the assumption that Scrapie contained only one protein and named it PrP, or prionic protein.All of the above was deduced because the PrP found in the brain of sick animals was noted to be resistant to degradation induced by cellular enzymes, protease, while the majority of cellular proteins degrade quite easily. “LEROY E. HOOD of the California Institute of Technology in 1984 identified an amino acid sequence composed by approximately 15 amino acids at one end of the PrP protein”.“RONALD A. BARRY, member of Prusiner’s group, suggested that there was a form sensitive to protease. They were convinced that two types of PrP existed, the cellular PrP and the infectious PrP (resistant to protease) believing that the other PrP was Scrapie. “This latter term is now being used to indicate hereditary protein molecules which make up prions, considered to be responsible for all Scrapie-like diseases in animals and in man”.“In 1988 KAREN HSIAO and PRUSINER discovered several of the first data which confirmed that human prion-induced hereditary diseases could be inherited”.“With the help of Tim J. Crow of Northwick Park Hospital in London and of Jurg Ott and colleagues  of Columbia University, they identified the same mutation in genes deriving from a large number of patients suffering from GERSTMANN-STRAUSSER-SHEINKER disease and demonstrated that the high familial incidence was very significant”. Similar observations were conducted by “JUN TATEISHI and TETSUYUKI KITAMOTO of KYUSHU UNIVERSITY, in Japan, who transmitted the hereditary form of CREUTZFELDT-JAKOBS disease to mice”. “The discovery of mutation and pathology, according to the Authors,  provided a way to eliminate the possibility that a nucleic acid could be associated to prion proteins and could direct its replication. Said results have been confirmed by the University of California in San Francisco”.On the basis of the above, researchers deduced they had demonstrated that prions were indeed the representatives of an unusual class of infectious agents, composed only by one modified mammal protein molecule. “Such a conclusion was reinforced by the fact that the continuous search for a Scrapie-specific nucleic acid (conducted by Heinrich Heine of Dusseldorff) did not provide any evidence that any similar genetic material is associated to prions”. “The injection of extracts of brain tissue of mutant animals, according to Prusiner, would spread the infection to a new host”. “In other words, there was established a genetic correlation between mutations and pathology. In the past six years numerous research groups have identified 18 mutations in families affected by prioninduced hereditary diseases: for five of these mutations a sufficient number of cases to establish a genetic correlation was identified”.“However, since there is no indication of the presence of a virus, or of prion-associated genetic material, it is impossible to support the infectivity hypothesis. Researches carried out on the structure of the involved protein by FRED E. COHEN of the University of California in San Francisco, using molecular models to attempt to build the structures of the normal protein, on the basis of the amino acid sequence,  did not produce evidence on its true molecular composition”. “The prionic protein, or PrP, is generally harmless. In the benign form, its amino acid sequence folds and forms several helices (shown as spirals in the plausible ribbon representation)”.  “According to PRUSINER, PrP converts into the infectious form causing Scrapie – a prion – when the majority of the protein chain is distended, forming beta filaments”  The Author of this paper ascribes the capability to infect to this new conformation. “Cell  cultures show that the conversion of normal PrP into the infectious form occurs within neurons, after which PrP of Scrapie accumulates in intracellular vesicles”.“As sick cells die, creating empty spaces, proteins contained in tissues are freed and go on to attack other cells. There is the certainty of how the cut of the Scrapie PrP and the process producing PrP fragments accumulate in the form of plaques in the patients’ brains”. “These aggregates appear to be similar to the plaques in ALZHEIMER’S disease, although the latter are formed by a different protein”. In additional experimentation carried out by Prusiner, “injecting Scrapie PrP in guinea pigs, was no evidence of prion duplication was noted”. In experiments conducted by the Author on transgenic guinea pigs, presenting with different copies of a mutant gene for human PrPs, it was observed that these animals had high levels of mutant PrP, which appeared to have in part adopted the conformation of the Scrapie agent”.“Finally, all of the mice presented with brain damage symptoms and died. Researchers injected brain tissue sampled from sick animals into genetically altered mice that produced low levels of the same mutant PrP protein. These mice in particular had been chosen since Scrapie PrP is attracted particularly by molecules which have the same composition. Mice in the control arm, that had not been injected the tissue, did not get sick.”  “According to the researchers this goes to demonstrate that the synthesis of low levels of the aberrant protein is not harmful, unlike many of the treated ones which presented with high PrP levels”.  “Moreover, the brain tissue transferred from the sick mice to their healthy counterparts caused disease again”. According to the researchers “if the aberrant protein was not capable of causing infection, none of the animals receiving the injection would have contracted the disease”.  Based on this evaluation, Prusiner was convinced that prions were infectious agents presenting with peculiar characteristics (lack of DNA and RNA). Prusiner reports additional experimentation carried out by himself and other researchers, such as  “GLENN CITELLING; he had obtained transgenic mice carrying a hybrid PrP gene, consisting in segments codifying the human gene, flanked on both sides by murine segments; the gene synthesized a hybrid protein”.Thereafter, he “introduced brain tissue taken from patients who died because of CREUTZFELD-JAKOB or GERSTMANN-STRAUSSER-SHEINKEN diseases in transgenic animals and observed that they strangely got sick more frequently and faster compared to mice carrying the complete human PrP gene, the protein product of which differs from the murine one in 28 positions”. According to Prusiner, “such a result confirms previous observations conducted by SHU-LIAN YANG of the DE ARMOND laboratory and by ALBERT TARABOULOS of his own group, according to whom the molecules synthesized by the host might affect the behaviour of the Scrapie PrP”.“The hypothesis they put forward in the study on the hybrid gene, a murine protein, perhaps  “chaperonin” (the reason for this term is that the protein assists in the winding of the newly synthesized protein chains), has recognized one of the two murine regions of the hybrid PrP; it bound to that region and has contributed to rewinding the hybrid molecule in the conformation of the Scrapie PrP”.  “Chaperonin did not provide similar assistance in mice synthesizing a totally human PrP, possibly because the human protein lacked a binding site for the murine factor”. “From a study conducted on transgenic mice, that initially synthesized high quantities of normal PrP protein, it was noted that the animals got sick more easily”.  “De Armond, David Westaway, of the Prusiner work group, George A. Carlson of the McLaughlin Laboratory of Great Falls, Montana, observed with some amazement how several elderly transgenic mice presented with a disorder characterized by rigidity and a decrease in hygiene-related activities.”Prusiner and colleagues, investigating the cause of this phenomenon, established that the production of excessive quantities of PrP might lead over time to neurodegeneration and, surprisingly, to the destruction of muscles and peripheral nerves. Such observations widen the range of investigation on neurodegenerative diseases in terms of the influence of the action of prions on the neuronal metabolic behaviours. Again, according to the Authors, high levels of PrP on animals, achieved positive results, in terms of findings  concerning the onset of the sporadic form of CREUTZFELD-JAKOB disease.Prusiner maintains that PrP causes the above mentioned disease; the latter is activated due to an accumulation of prions. Prusiners’s studies show how the probability of  the disease developing in mice is estimated at one case out of one million. Experiments conducted suggest that the individuals affected by sporadic CREUTZFELD-JAKOB disease produce an excess quantity of PrP.There currently are available animal models of practically all prion-induced diseases and they are used for specific investigations, to acquire further knowledge and to suggest therapeutic approaches. Prusiner, using such models, has investigated the possibility that animals got sick after the inoculation of prions. “Such animal representations of human prion diseases should allow us not only to acquire a deeper knowledge  on how prions cause brain degeneration, but should also provide the opportunity to investigate therapies for such terrible diseases”. Ongoing research on the role of prions showed no evidence of duplication. “Prions have been found in neurodegenerative diseases such as ALZHEIMER’S disease, PARKINSON’S and AMYOTROPHIC LATERAL SCLEROSIS (ALS).” In March 2002, Prusiner announced that he “had found prions in the muscles of cattle, and considered the consumption of such meat to be harmful, without specifying the role played by these proteins.”“Autopsy reports performed in cases of prion diseases characterized by neurodegenerative processes, there was found no lymphocyte infiltrate in the brain, therefore white blood cells do not play any role in terms of immune response”. And yet Prusiner concludes that “Prions are infectious agents”.

 

DISCUSSION

 Although we appreciate the remarkable investigational work carried out by Prusiner and colleagues, to whom we are all grateful, we must note that there are inconsistencies in the interpretation and conclusions thereof.Research conducted on KURU shows that there is interhuman transmission. This disease does present wit prions, but it does not justify the contagion transmission, since the hygienic conditions of said tribes are not adequate. The possibility of there being an infectious encephalopathy caused by other pathogenic agents should not be ruled out (for instance, the transmission of cadaverin or putrescin). Prion, or PrP, does not have DNA and RNA, as confirmed by investigational results shown by Prusiner himself and by other Authors, lacks replicative elements. The presence of PrP is noted in all genetic-based neurodegenerative processes and also in cases of infectious or toxic encephalopathy.In sheep Scrapie it was not clarified whether the onset is genetic, infectious or toxic in nature.A high concentration of prions does indeed activate the disease in sheep, but this does not show which the infectious agent is. Is the Scrapie PrP protein capable of resisting to the action of pyrolysis and gastric acids? No investigation has been conducted thereon. The sole presence of Prions in the brain of  cattle fed with sheep bone meal does not prove that the formers are responsible for activating CREUTZFELD-JAKOB disease, in the nervous system of sheep there was found the prion but the infectious agent was not found. As far as is known, on the basis of laboratory tests, it is not possible to differentiate between ovine and bovine PrP. It is absurd to maintain, without specific investigation being conducted,  that there is a  contagion between the two species occurs based solely on the fact that bovines have consumed meal containing ovine material.Have traces of ovine prions, parts of them or any of their derivatives been found in the incriminated feed?  Prusiner did not provide case data records showing presence or absence of prions in healthy bovines, he has not clarified whether a small percentage of prions in healthy bovines are physiological, nor does he specify whether prions are produced in bovines born under conditions of hypoxia, and finally he does not address the specific role of prions in repair processes. Data on encephalopathy caused by instrumental contagion do not apply, since the infectious agent may be one of several. CREUTZFELD-JAKOB prion, KURU and Scrapie are transmissible, by inoculating brain extract of sick animals into the brain of healthy animals. In health animals, the presence of prions does not mean that the specific disease will develop, since there exist prionic proteins which are basically harmless and therefore benign. Giorgio Calabresi of the University of Piacenza maintains that prions are normally present in all brains, since they enhance the transmissibility of nervous impulses. To date, CREUTZFELDT-JAKOB disease has not affected morbility rate in man (one case out of one million). As regards cattle, the incidence data is unclear. In a great number of cases the specific disease was histologically diagnosed in autopsy reports solely on the basis of the sporadic presence of prions, and it was not possible to differentiate between the benign and the active forms. Similarly, it was not demonstrated that the consumption of infected bovine meat in man may cause the disease. In Regions such as Piedmont and Lombardy in Italy, fried bovine brain is normally consumed, but this habit did not promote the spreading of the disease. In order to cause the disease in laboratory animals, it was necessary to inject part  of diseased brain directly into the brain of a specimen of the same species. None of the autopsy reports of brain tissues show any lymphocyte infiltrate.We wish to clarify where our beliefs differ from the interpretation and conclusions reached by the Author concerning this disease. It must be kept in mind according to current medical knowledge, a pathology occurs as the consequence of the presence or absence of a given molecular structure or of part of it.Based on my “Principle of Inconstancy” theory  (my paper thereon was submitted in October 2000 to the Academy of Stockholm and sent in copy to the Ministries of Health, of Scientific Research and to the National Research Council - CNR), such a statement appears to be, to date, incomplete. On the basis of the assumption given, the presence or absence of a given molecular structure or of parts of it is the consequence of a change in the subatomic fields of the nucleic acid atoms, with a variation in the external electronic potentials and of the velocity of the chemical processes.The above was deduced on the basis of observations carried out on the effects of pranic healing energy (please refer to ANZALONI and VECCHI on inorganic and organic chemistry compounds, UNIVERSITY OF MILANO, October 1986). Let us address the basic issue: how can the modified prion protein or PrP activate or cause the disease to continue? According to our belief, the atoms which make up nucleic acids do not present with a fixed energy relationship between themselves; such a relationship is variable. In genetic carriers of CREUTZFELD-JAKOB disease, there is an abnormal molecular sequence in the DNA. As a consequence, DNA does not emit the correct frequencies controlling the specific biochemical activation, therefore we believe that PrP is modified in the potential of the external electronic charges, thus changing the velocity of the specific chemical processes. This would explain the reason why PrP does not carry out the primary role for which it was genetically responsible. Of course, alongside the modification of the electronic potentials of this protein there are other, as yet unidentified components which cause the death of neurons. The death of neurons  causes modified prions to accumulate in the extracellular spaces, thus interacting with the membrane of adjoining neurons and causing the lysis thereof.Prusiner experimentally caused the aforesaid disease (mouse to mouse) by inoculating diseased brain tissue into a healthy specimen. This does not mean that an infection was produced. If an infectious process had indeed been activated, there would have been to some extent a response of the lymphocyte and therefore of the immune system. There is a lack of healthy brain to healthy brain murine studies, necessary to ascertain the numerical difference of the mortality rate incidence as compared to previous studies. Therefore we must note that in the above described studies a local inflammatory or toxic process was activated, thus leading to neurodegeneration. In support of this there are data showing that animals belonging to the same species and living in close contact, both mice and cattle, did not contract the disease.Moreover, CREUTZFELDT-JAKOB has never produced contagion in man, not in the immediate family circle nor in medical or paramedic personnel.

 

CONCLUSIONS

CREUTZFELDT-JAKOB disease in man is not transmissible via the traditional contagion routes. Even amongst different animal species, such as cattle, there was no contagion but a local inflammatory induction or toxicosis.To be a carrier of PrP does not necessarily entail causing the disease. It is not possible to perform a comparison, since there are no prior data verifying the presence of prions. The disease was induced via the inoculation from diseased brain to a healthy one, causing a local increase of modified prions, which then cause inflammatory-like or toxic neurodegenerations, but do not cause infectious neurodegeneration. Prions or PrP is not replicative. In herbivorous animals feeding on meal containing ingredients of animal origin, it was not proven with any degree of certainty that such  feed is the cause triggering the disease. It might depend on heavy metal pollutants depositing on the grasses on which the cattle feed, that trigger a toxicosis process, with the subsequent onset of the disease. No autopsy report on brain specimens show any evidence of lymphocyte infiltrates. Prions are not the activating cause of the disease, but are the consequence of the neuronal degenerative processes. Based on these considerations, we may deduce that bovine spongiform disease is not infectious or harmful for man. Even in animals, and in particular in cattle, there is no evidence of traditional transmissibility. In ovine Scrapie the infectious agent was not identified, only the neurodegeneration-induced prion was detected. I believe that prions are modified in the external electronic potential of the specific DNA molecule, therefore causing a variation in the velocity of the chemical processes they are in charge of. Therefore, bovine meat is in any case edible, even in the presence of prions (provided the quantity thereof is not excessive)

 

 

 

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B. MESSINGER  -  MUCCA PAZZA E MORBO DI CREUTZFELD-JAKOB.

P. PINELLI  - “NEUROLOGIA”  CASA EDITRICE AMBROSIANA, 1985.

PRIONI:  UNA CHIAVE PER L’EVOLUZIONE?

RIVISTA DI BIOLOGIA -  BIOLOGY FORUM  (1997), pp. 347-354

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