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LA MIASTENIA

La prima descrizione anatomo-clinica, a parte quella classica di Thomas Willis nel De Anima Brutorum (1672), è dovuta a Wilks (1877) che segnalò l'assoluta integrità istologica del sistema nervoso, reperto poi confermato da Oppenheim (1877). I contributi più determinanti li  dobbiamo a Erb (1879), che riconobbe l'autonomia nosologica e mise l'accento sulla possibilità di recuperi spontanei temporanei; a Goldflam (1893, 1902) che segnalò la variabilità, anche giornaliera, dei disturbi; a lollo (1895), il cui merito non sta tanto nell'aver suggerito il nome (Myasthenia gravis pseudoparalytica), quanto, soprattutto, nell'aver dimostrato l'origine periferica del deficit motore di cui all'indebolimento della risposta molecolare ad un'intensa faradizione fa riscontro una risposta normale allo stimolo galvanico direttamente applicato al muscolo. Il primo ad intuire probabili rapporti fra miastenia e timo fu Weigert (1901), che descrisse gli infiltrati linfocitari noti anche come "linforagie" (Buzzard, 1905); ma fu la fondamentale scoperta dell'effetto terapeutico della fisiostigmina, da parte di Mary Walzer (1934) (ma già usata da Jolly 40 anni prima) l'evento che spostò decisamente l'attenzione sulla placca neuromuscolare, quale sede primaria del disordine miastenico. In tempi più recenti fra coloro che hanno contribuito nell'ambito elettrofisiologico sono da segnalare: Desmedt, Pinelli e il gruppo Johns Hopkins Hospital; nell'ambito clinico i maggiori contributi vengono da Osserman (autore di una monografia edita nel 1958) e da Simpson, valorizzatore della patogenesi autoimmunitaria, in una serie di importanti ricerche e osservazioni.


Definizioni e descrizioni

La miastenia (Myasthenia gravis) è una entità clinica caratterizzata da un indebolimento muscolare indotto da sforzo volontario e dalla stimolazione elettrica ripetitiva del nervo motore. Non si può ragionevolmente fare diagnosi di miastenia se almeno una volta, in qualche misura, in un certo stadio della malattia, non sia stato presente l'elemento cardinale "della debolezza da attività reversibile con riposo" (Simpson, 1969). Il disturbo evolve a poussé e presenta una distribuzione elettiva; la sua gravità dipende principalmente dal rischio di accidenti respiratori. Tra gli elementi obbligatori alcuni autori (Adams et al., 1965) includono anche la risposta positiva agli anticolinesterasici.La miastenia è più frequente nella donna (due a uno); questa disparità dipende esclusivamente dalla maggiore morbilità femminile per le miastenie giovanili (cinque a uno) mentre i due sessi sono colpiti in modo eguale nell'età adulta.
La miastenia può svilupparsi in ogni età, ma la frequenza massima si trova tra i 15 e 120 anni. La malattia è acquisita senza predisposizione genetica.L'inizio della patologia generalmente può coincidere con un'infezione, un'intossicazione o un trauma; è spesso apparentemente legato a fattori endocrini (pubertà, gravidanza) che nella loro complessità di incidenza creano o determinano dei disordini immunologici.


Anatomofisiopatologia

NERVO E MUSCOLO: Oltre agli ammassi linfocitari (le cosiddette "linforagie" di Buzzard) il muscolo può presentare fatti degenerativi, che Russel (1953) classificò in tre tipi, ma che non hanno alcuna specificità, essendo comuni a certe malattie reumatoidi e a miopatie endocrine. Coers e Desmedt (1959) descrissero due tipi di lesioni nel miastenico: tipo distrofico e tipo displasico: si tratta di reperti la cui specificità non è ancora stabilita (Woolf, 1966).
TIMO: Presenta alterazioni in moltissimi casi, qualche volta tumorizza. Il timo ha, istologicamente, l'aspetto di un organo reticolo-endoteliale attivamente interessato in tipi di reazioni autoimmunitarie (Simpson, 1960).La fisiologia è conosciuta imperfettamente; il disturbo fondamentale consiste in un blocco o disordine della trasmissione neuromuscolare. Il disturbo miastenico si manifesta con un progressivo decremento d'ampiezza del potenziale di risposta del muscolo alla stimolazione elettrica ripetitiva, di intensità sovramassimale, applicata al nervo motore.Questa risposta tipicamente decrementale non è altro che il corrispettivo elettromiografico della reazione miastenia (o effetto Jolly) dell'elettrodiagnostica tradizionale.
In questi ultimi tempi si esegue il cosiddetto "esame della singola fibra", che sembra possedere una maggiore sensibilità; vengono misurate le fluttuazioni di latenza di potenziali di azione di due fibre muscolari innervate dalla stessa unità motoria. Nei soggetti normali la latenza tra questi potenziali è relativamente costante. Nei pazienti miastenici si possono riscontrare invece notevoli alterazioni di questi tempi di latenza, e, nei casi più gravi, uno di questi potenziali può venire bloccato. Detto tipo di esame è in grado di rilevare alterazioni nel 90-95% dei pazienti affetti da miastenia grave, anche se, a volte, è necessario esaminare diversi gruppi muscolari.
Eziopatogenesi

Dato per scontato l'intervento della placca neuromuscolare, ancora oggi rimane, però, indefinita la natura del processo (e la sua esatta sede d'azione nel dispositivo sinaptico). I punti di riferimento della ricerca sono sempre stati i modelli più noti di blocco neuromuscolare sperimentalmente riproducibili. L'eccesso di colinesterasi non è ammissibile come causa attivante, essendo modesto il suo incremento nel sangue e nella placca.Le possibilità da considerare, più o meno sostenute dai vari Autori, sono:
1 ) difetto presinaptico: ipotesi strenuamente difesa da Desmedt (1957) sulla base di blocco emicolinico (un inibitore della sintesi dell'acetilcolina a livello delle terminazioni nervose);
2) difetto postsinaptico: sostenuto da Johns et al. (1956) sulla base di una ridotta sensibilità del muscolo miastenico all'azione depolarizzante dell'acetilcolina a livello dei recettori di placca. Soltanto questa situazione sarebbe in grado di spiegare la trasmissione transplacentare della miastenia.
Comunque l'ipotesi di una "tossina miastenica" ha la sua controprova clinica nel noto "effetto Walker" (comparsa di blefaroptosi qualche tempo dopo l'allentamento di un laccio che impedisce il circolo refluo da un arto in esercizio muscolare); la ricerca di questa sostanza nel siero dei miastenici portò alla dimostrazione dell'esistenza di una globulina antimuscolo (una 7 S gammaglobulina che si lega specificamente con la banda A del muscolo: i primi dati, di Strass et al., 1960, successivamente confermati da altri Autori).Nei miastenici furono trovati anche altri anticorpi (immunoglobuline tipo mielosa: Rowland et al., 1969, fattori antinucleo, antitiroide ecc.). E' certo che nella miastenia sia operante un disordine immunologico. Comunque l'ipotesi immunitaria sembra acquisire motivi di ulteriore credito, sia pure in via diretta dai seguenti dati:
a) l'esistenza di una miastenia neonatale, che si manifesta soltanto in uno su 7 nati di madri miasteniche e che si risolve spontaneamente in 1-12 settimane (Osserman,
1958);
b) alcune associazioni con malattie notoriamente "autoimmuni" come il Lupus erimatoso sistemico, il morbo di Sjogren, la polimiosite, l'artrite reumatoide; anticorpi antimuscolo ed anti-timo sono presenti in grande numero nei miastenici;
c) tra miastenia e tiroide intercorrono certamente delle relazioni, nel senso che disturbi tiroidei si hanno più spesso nei miastenici che nei normali (9% nei maschi e 18% nelle femmine - Simpson, 1958).


Diagnosi differenziale

Interessante e circostanziata è la classificazione sulla miastenia fatta dal Pinelli, che riportiamo per esteso.MIASTENIA CONGENITA: inizia alla nascita, ma non scompare come quella neonatale. Può essere familiare. Anti-AchR-Ab:O. Antico linesteras1, risponde poco al prednisone, non risponde alla timectomia.

FORMA FAMILIARE DI II TIPO: anamnesi familiare positiva. Può verificarsi in qualsiasi età e sesso. Di lieve grado, non progredisce. Anti-AchR-Ab:O. Discreta o scarsa risposta agli anticolinesterasici. Non risponde al prednisone e neppure alla timectomia.

MIASTENIA INDOTTA DA FARMACI: alcuni farmaci, come il primidone e la penicillamina, possono determinarla attraverso una reazione mediata da anticorpi (Anti-AchR-Ab+). Altri farmaci, invece, la inducono direttamente: curaro, chinino, chinidina, procainamide,
Mg++,B-bloccanti, antibiotici minoglicosidici,streptomicina, colistina, tetraciclina e litio a forti dosi.

SINDROME DI EATON-LAMBERT: per lo più in adulti, spesso è associata a cancro (bronchiale), in genere sono risparmiati i muscoli bulbari: i riflessi profondi sono assenti, Anti-AchR-Ab:O. Può rispondere alla guanidina e talora agli anticolinesterasici.

MALATTIA DI ENGEL: sindromi corrispondenti a miastenia congenita lieve non progressiva: non sensibile agli anticolinesterasici. Anti-AchR-Ab :O. Potenziali d'azione muscolari ripetitivi al singolo stimolo sul nervo. Diminuito contenuto di quantità di Ach nella placca per diminuito immagazzinamento di quanti, terminazioni nervose molto piccole, ridotto numero di AchR postsinaptici, mancanza della acetilcolinesterasi di placca.
Altre diagnosi differenziali sono incluse con le forme di miopatia oculare o l'oftalmoplegia esterna progressiva o la miopatia ipotiroidea. Nelle forme non miasteniche, tuttavia, il test del tensilon e la risposta alle stimolazioni ripetitive del nervo sono normali.


Effetti della pranoterapia sulla miastenia

Nel corso dei vari anni di esperienze come pranoterapeuta, ho curato oltre 150 casi di miastenia, dei quali solo il 10% allo stadio iniziale della malattia e quindi senza significative lesioni neuromuscolari, l'80% con oltre 5 anni di malattia, mentre per i rimanenti casi i sintomi risalivano a oltre 10 anni. Da rilevare che più del 30% dei soggetti in questione aveva subito timectomia, senza avere poi ottenuto alcun beneficio nel tempo. Solo due pazienti hanno dichiarato di essere migliorati immediatamente dopo l'intervento, ma la situazione migliorativa non è andata oltre i due mesi. Bisogna tenere presente che la maggioranza dei casi trattati si è rivelata particolarmente ribelle a qualsiasi terapia farmacologica, medica o chirurgica. Pertanto in genere le condizioni di alcuni pazienti erano gravi per la vastità delle lesioni nella placca neuromuscolare. Dato il protrarsi della malattia, inoltre, a causa della quantità di farmaci anticolinesterasici o steroidali assunti dai pazienti, questi dimostravano gradi diversi di intossicazione farmacologica, tali da accentuare l'effetto miastenico.Processi riparativi si sono avuti con la pranoterapia nella miastenia, indipendentemente dal grado di gravità della malattia o dall'inizio della sua manifestazione.La terapia pranica viene praticata imponendo le mani sull'asse ipofisi-milza e ipofisi-sterno a circa 10-15 cm di distanza, per la durata di 5 minuti primi; questo in altrettanti giorni successivi; seguono cinque terapie ogni mese fino a totale guarigione. Stimolando solamente la milza non si verifica miglioramento.Dopo il ciclo iniziale della terapia, quasi sempre, si constata un netto miglioramento delle condizioni generali ed una aumentata resistenza allo sforzo muscolare. Nel prosieguo della terapia in genere viene raggiunta la guarigione nel giro di circa sei mesi. Questo rapido risultato non si consegue nei pazienti che sono affetti da miastenia da molti anni, o che, al momento di iniziare la terapia, sono in fase di elevata assunzione farmacologica. In particolare i risultati iniziali sono inversamente proporzionali al dosaggio dei farmaci assunti al momento di iniziare la terapia: inoltre i risultati della pranoterapia sono più blandi quando ai pazienti viene somministrato cortisone da molto tempo. Va rilevato, peraltro, che in molti casi, non potendo intervenire la pranoterapia, la somministrazione dei cortisonici allo stato attuale delle cose è la norma. Pertanto è opportuno iniziare la terapia pranica quanto prima per ottenere risultati positivi nella patologia in questione. Si sottolinea che, al momento di iniziare la terapia, i pazienti vengono visitati dal prof. Franco Loiacono, che li controlla anche successivamente, sia per la constatazione dei risultati, sia per la continuazione o la correzione del trattamento.


Discussioni

Alla luce dei risultati conseguiti con la pranoterapia nella miastenia, si possono cominciare a tracciare delle vie di comprensione, sia della causa della malattia suddetta, sia del contributo della pranoterapia circa le sue azioni attivanti processi riparativi.Nella grande maggioranza degli oltre 150 casi di miastenici trattati si sono ottenute remissioni pressoché totali, mentre i rimanenti casi ad andamento cronico peggiorativo si sono dimostrati influenzabili in senso migliorativo, tale da elevare sensibilmente la loro qualità di vita. Tutti questi risultati ottenuti nei miastenici si sono dimostrati stabili nel tempo. Data la brevità dell'esperienza (solo pochi anni), non si può escludere, in qualche caso, una recidiva. Oggi è più comunemente accettato che nella miastenia il difetto neuromuscolare stia in un blocco postsinaptico e, di conseguenza, la moderna farmacologia tende ad influire in questo processo.Dal tipo di reazioni che si sono constatate nel loro complesso, attraverso la nostra pratica terapeutica, possiamo prendere in esame il meccanismo del difetto sinaptico e la sua probabile genesi. Durante ogni seduta di pranoterapia sui miastenici, si verificano dei comportamenti di risposta neuromuscolari alquanto sorprendenti e, apparentemente, in antitesi tra di loro.Nella fase iniziale del trattamento pranoterapeutico, nel 40% dei miastenici, si verifica il seguente comportamento: aumento della rigidezza muscolare e del senso di affaticamento, maggiore faticabilità alla masticazione, alla deglutizione e alla fonazione, aumento della blefaroptosi e diplopia. In nessun caso si è verificato aumento di difficoltà respiratoria, anzi, in qualche caso in cui prima di iniziare la terapia pranica esisteva qualche difficoltà respiratoria (ipoventilazione), questa è scomparsa malgrado l'aumento dei fenomeni su descritti.Queste manifestazioni si attenuano dopo circa venti minuti, fino alla totale scomparsa dei fenomeni miastenici, con successivo miglioramento quo ante la terapia pranica.Sempre nella fase iniziale, un altro 40% non solo non manifesta alcuna delle reazioni prima descritte, anzi si comporta in modo antitetico rivelando notevole miglioramento delle condizioni generali, aumento della resistenza alla fatica, riduzione e scomparsa della blefaroptosi, diplopia, ecc. Il rimanente 20% dei casi non accusa alcun cambiamento delle condizioni durante la fase iniziale del trattamento pranico, ma ottiene risultati positivi durante il ripetersi della terapia e nelle fasi successive.Le manifestazioni fisiologiche che si producono durante il trattamento pranico, per la loro peculiare caratteristica antitetica, ci permettono di ipotizzare che il blocco colinergico prodotto dalla miastenia meriti una nuova valutazione e collocazione. Sembra, infatti, che il blocco della sinapsi non sia univoco, ma che vi siano, a seconda del singolo individuo miastenico, le due possibilità di blocco, pre o postsinaptico; ognuna delle quali è strenuamente difesa da qualche Autore (da Desmedt la prima, da Johns la seconda). Resta comunque il fatto che la pranoterapia elimina o riduce il tipo di blocco della trasmissione della placca neuromuscolare ed attiva il corretto svolgersi dell'impulso del nervo motore sui muscoli, indipendentemente dal comportamento di risposta neuromuscolare dei singoli miastenici e dalla esatta collocazione del sito del blocco sinaptico. Questo avviene indipendentemente dalla zona anatomica del blocco sinaptico e dal tipo di lesione muscolare, come pure non incide il perdurare della malattia.Le logiche domande che ci si pone a questo puntosono: quali meccanismi e funzioni si attivano e si riparano durante e, conseguentemente, dopo la pranoterapia? Come avvengono i processi riparativi? Come si produce la miastenia?

Disordine immunologico e difetti di potenziale elettrico nei recettori di membrana

Tuttavia, quanto finora esposto, non è sufficiente per spiegare la regressione costante della malattia nel trattamento pranico: pensiamo invece che la spiegazione vada ricercata nei meccanismi d'azione che stanno alla base dell'attivazione e del mantenimento in atto della miastenia e che, a nostro parere, consistono nel disordine immunologico e in difetti strutturali di potenziale elettrico nei recettori di membrana. D'altra parte il Pinelli rileva che nella miastenia grave i recettori di membrana sono in numero inferiore rispetto alla normalità. Sono questi aspetti che vengono positivamente modificati dall'azione dell'energia pranica.
Che il disordine immunologico sia indispensabile per attivare la miastenia è un dato certo, tuttavia nessuno ha chiarito che cosa leghi il disordine immunologico alla miastenia.
In genere la miastenia, oltre al disordine immunologico, è associata ad altre malattie (Lupus sistemico, polimiosite, artrite reumatoide, disturbi endocrini, edema o tumori del timo, ecc.), ma perché solo una parte di essi sfocia nella miastenia? Cosa fa la differenza? Inoltre, un dato molto importante, che ci ha permesso di rivedere i meccanismi d'azione della miastenia, è la constatazione che nei neonati di madri miasteniche in cui si è manifestata la miastenia, in genere la malattia si risolve spontaneamente in 1-12 settimane.Prima di rispondere a queste domande dobbiamo prendere in esame anche la probabile relazione che intercorre tra il timo e la miastenia. L'argomento è stato sufficientemente trattato da quasi tutti gli Autori e, pertanto, aggiungiamo solo quello che abbiamo potuto valutare con la nostra osservazione. In quasi tutti i casi di miastenie giunti alla nostra osservazione, che avevano subito timectomia, non si è avuto alcun giovamento, tranne in qualche raro caso il cui miglioramento seguito a timectomia è durato per alcuni mesi, dopo di che la malattia in oggetto ha seguito il suo normale evolversi.
Cominciamo a dare delle risposte ai quesiti che ci siamo posti in merito: quali meccanismi e funzioni si correggono e/o riparano durante e successivamente alla pranoterapia? Quando si instaura un "campo pranico", si stabilisce un effetto di risonanza e rifrazione, a livello di energia fondamentale nella struttura nucleare cellulare. La maggiore eccitazione provocata aumenta i potenziali elettronici delle strutture molecolari e verosimilmente sono stimolate alcune reazioni in ossequio alla legge di azione di massa. Questo fa sì che si completino e proseguano alcuni dei processi biochimici fondamentali per un corretto svolgimento delle difese fisiologiche, delle singole cellule e quindi dell'organismo. In altri termini, l'energia pranica sembra attivare e/o aumentare i processi di difesa organici, quali essi siano: molecolari, cellulari, dei singoli organi o di tutto l'organismo. Onestamente occorre riconoscere che è ancora lungo il percorso della comprensione di come avvengono i processi riparativi nel fine delle intime strutture molecolari e cellulari.Possiamo però avanzare delle ipotesi circa alcuni meccanismi concatenati alle reazioni biochimiche, che per loro incompletezza attivano processi patologici.Come per la fisiologia della membrana citoplasmatica (e in particolare quella dei recettori), in cui l'attività metabolica viene regolata dagli ioni e dalle cariche elettroniche esterne prevalenti (delle strutture proteiche ed in particolare di quelle enzimatiche) così, analoghe modificazioni, originate da qualsivoglia fattore metabolico errato, determinano modificazioni delle cariche esterne presenti nelle molecole. Conseguentemente il deficit di strutture elettroniche delle proteine ioniche inibisce il corretto svolgersi di qualsivoglia funzione metabolica e le interazioni coi recettori sinaptici specializzati di membrana citoplasmatica. È verosimile che l'energia pranica stimoli le reazioni secondo la legge di azione di massa, completando o rifinendo i passaggi biochimici prima impediti e, conseguentemente, non completi le cariche elettroniche esterne delle strutture molecolari. Queste ultime riescono infine a indurre a correggere il giusto stimolo sui recettori di membrana.


Difetti strutturali degli autoanticorpi e dei recettori

Secondo la nostra intuizione l'insorgere e il mantenimento in atto della miastenia sta nella alterazione delle cariche elettroniche esterne degli autoanticorpi, alterazioni di qualsivoglia origine che stimolano in modo errato i recettori sinaptici, provocando la loro inibizione. Anche questa ipotesi spiega però solo in parte il fenomeno miastenico; spiega e chiarisce il fatto che, nel passaggio transplacentare tra madre miastenica e nascituro, in qualche caso in cui si è verificata la malattia in oggetto, questa scompaia dopo alcune settimane.Abbiamo chiarito così il primo punto, cioè che per attivare la miastenia è necessario, oltre al disordine immunologico, anche un difetto delle cariche elettroniche esterne degli autoanticorpi, con specifiche funzioni preposte, che per tale motivo stimolano in modo errato i recettori sinaptici. Tuttavia questo non spiega il mantenimento in atto della miastenia e il suo perdurare nel tempo.Probabilmente, oltre al difetto delle cariche elettroniche degli autoanticorpi e/o loro derivati, è indispensabile una particolare struttura e fisiologia dei recettori sinaptici. Conosciamo un importante dato basilare: i nascituri di madri miasteniche riescono a riparare la miastenia, cioè sono in grado, malgrado la loro tenera età, in cui il sistema degli anticorpi non è completamente formato, di eliminare spontaneamente il difetto delle cariche elettroniche. Nel miastenico adulto, non solo questo processo riparativo non avviene, ma col passare del tempo la malattia in genere si aggrava. Per determinare il mantenimento in atto e il perdurare nel tempo della miastenia, quindi, è indispensabile che oltre al difetto delle cariche degli autoanticorpi, vi sia un difetto nella fine struttura dei recettori sinaptici. Questo spiega il fatto che i recettori sinaptici di alcune strutture neuromuscolari per loro intrinseche caratteristiche (differenza di calibro o di resistenza elettroniche dei recettori a contatto con le cariche elettriche sbagliate degli autoanticorpi) non riescono a correggere il difetto d'impulso metabolico impedendo il metabolismo dell'ATP-asi. Verosimilmente questo enzima non effettua la defosforilazione dell'ATP con la conseguenza che non viene liberata energia, e il nucleotide trifosfato si accumula. Occorre perciò prendere in considerazione il fatto che, partendo da un difetto strutturale (delle cariche elettroniche esterne del sistema immunitario o causate da una differenza di resistenza dei recettori sinaptici), si instaura e si mantiene la miastenia. Infatti, partendo da questo dato, possiamo meglio precisare il meccanismo della miastenia.
L'ipotesi fondamentale, che può spiegare detto meccanismo, è un difetto di cariche elettroniche esterne delle proteine, acquisite dal sistema immunitario, e un difetto fisiologico, acquisito, o congenito nella fine struttura dei recettori sinaptici.Questa situazione di squilibrio, con l'impulso ripetuto del nervo motore, che inibisce l'azione dell'ATP-asi, provoca il fenomeno della miastenia. Quindi, partendo da un impulso terminale errato delle cariche elettroniche degli autoanticorpi su recettori con difetto strutturale, ne deriva una continua sollecitazione faradica sul nervo motore. Il nervo motore si trova in condizioni di stimolo sovramassimale, per un non corretto impulso della sinapsi inibita.In condizioni pre o post-sinaptiche, il blocco colinergico non avviene per mancanza di acetilcolina, ma per errata eccitazione delle membrane citoplasmatiche neuronali ed in particolar modo per un errore a livello dei recettori sinaptici (preposti alle funzioni che impediscono il corretto impulso del nervo motore con effetto temporospaziale necessario al suo funzionamento). L'inibizione colinergica si stabilisce perciò non per mancanza di un mediatore biochimico, ma come conseguenza di un deficit strutturale dei recettori che, se sensibilizzati dagli autoanticorpi in cui esistano alterazioni elettroniche errate, provocano uno stimolo faradico attraverso l'impulso del nervo motore, là dove la struttura sinaptica sopra esposta è deficitaria.


Ipofunzionalità dei recettori sinaptici

Molti Autori sostengono che il numero dei recettori sinaptici regredisce per effetto dell'aggressione del disordine immunologico. Secondo la nostra esperienza, nella miastenia i recettori sinaptici non regrediscono di numero ma si trovano in condizioni di ipofunzionalità, come fenomeno di causa ed effetto dell'azione degli anticorpi e della fisiologia dei recettori. Questa situazione tende a diventare normofunzionante con l'azione pranoterapi c2 A prova della nostra tesi, sta il fatto che è possibile ottenere il fenomeno miastenico con farmaci, che per la loro particolare struttura, possono provocare gli stessi tipi di impulsi elettronici, attivando i processi di faradizzazione nell'attività sinaptica. Inoltre è possibile ottenere tale fenomenologia anche con stimolazione elettrica ripetuta nel nervo motore. A nostro parere è irrilevante che il sito del blocco colinergico sia a livello pre o post sinaptico (cioè tra la terminazione del nervo motore o dell'attività muscolare), in quanto il processo attivante della miastenia è sempre una non corretta stimolazione faradica degli autoanticorpi errati sui recettori sinaptici. In sostanza gli autoanticorpi non hanno completato la loro formazione.Per quanto concerne i recettori sinaptici non ci sentiamo quindi di condividere la tesi secondo la quale essi diminuiscono di numero per effetto del disordine immunologico; piuttosto essi diventano ipofunzionali; non si spiegherebbe altrimenti la totale ripresa dell'attività muscolare (e quindi della  normofunzionalità dei recettori sinaptici) constatata nei soggetti miastenici in seguito a trattamento pranico.Per quanto riguarda il timo, è probabile che la sua peculiare struttura anatomica, istologica e biochimica, sia altrettanto sensibile oltre che al disordine immunologico, ai difetti strutturali elettronici degli autoanticorpi, che attivano processi morbosi appunto in tale ghiandola. A parte qualche caso, in cui il timo autonomamente diventato patologico (tumore, o edema, ecc.) può essere stato la causa attivante del disordine immunologico con la successiva comparsa della miastenia, esso non può, normalmente, secondo la nostra  esperienza, essere la causa fondamentale del fenomeno miastenico; anzi, subisce i nefasti effetti delle errate cariche elettroniche esterne degli autoanticorpi. Pertanto la timectomia è consigliabile solo in quei casi in cui nel miastenico è provato che il disordine immunologico derivi esclusivamente da una patologia del timo .

Conclusioni

La pranoterapia ha dimostrato che è possibile curare e guarire la miastenia. In tutti i casi trattati col "campo pranico", si sono prodotte delle modificazioni migliorative nei soggetti affetti da miastenia, ivi compresi i casi che non rispondevano in modo positivo alle attuali metodiche terapeutiche, medico-cliniche o chirurgiche. Questi miglioramenti, o remissioni, o guarigioni si sono riscontrati anche nei miastenici ad andamento cronico, in cui si erano instaurate delle lesioni, sia a livello neuromuscolare, sia a livello dei recettori sinaptici. Importante è la constatazione che, nella miastenia, quanto prima si interviene con la pranoterapia, tanto prima si arriva a guarigione o remissione. Durante il trattamento pranico, se è possibile, bisogna evitare la somministrazione di cortisonici, in quanto questi ritardano la risposta riparativa del sistema immunitario. Infatti, nei casi in cui ai miastenici viene somministrato cortisone, la capacità di remissione o di guarigione rallenta in modo proporzionale alla posologia somministrata del farmaco. Se si interviene subito con la pranoterapia, in genere non necessita la timectomia, tranne in qualche ipotetico caso specifico (fino ad ora nei casi da noi trattati, non si sono verificate condizioni in cui sia stato necessario procedere alla timectomia).
Il danno miastenico, per quanto concerne le nostre esperienze, può essere sia pre sia post sinaptico; prova ne è l'alterna reazione neurochimica muscolare sui singoli miastenici.I recettori sinaptici non diminuiscono di numero come effetto miastenico, ma si trovano in condizione ipofunzionante; tale situazione tende a diventare normofunzionante con l'effetto pranico. Affinché si instauri la miastenia è necessario, oltre al disordine immunologico, anche un difetto delle cariche elettroniche esterne delle strutture proteiche ed enzimatiche degli autoanticorpi, di qualsivoglia origine, associato ad un difetto di struttura dei recettori sinaptici, sia acquisito o, perché no, anche congenito. La combinazione di queste due anomalie, provoca uno stimolo faradico, di inibizione dell'attività sinaptica attraverso l'impulso ripetuto del nervo motore. Questa situazione di anomalie viene riparata con la pranoterapia. Il processo riparativo avviene indipendentemente, sia dalla gravità del danno neuromuscolare del miastenico, sia dal perdurare del tempo delle lesioni. In questa ultima analisi, si vuole evidenziare che la pranoterapia agisce sui meccanismi nucleari cellulari, completandone o correggendone i meccanismi biochimici. Da questa biostimolazione deriva una effettiva attivazione dei processi riparativi, sia del sistema immunitario, sia dei recettori sinaptici, facendo regredire la miastenia.I risultati migliorativi ottenuti con la pranoterapia si sono dimostrati stabili nel tempo.


Casi Trattati


CASO N. 1
Paziente di anni 35 di sesso maschile.
Prima di iniziare la terapia pranica (marzo 1985) il prof. F. Loiacono, visitando il paziente, riscontrava quanto segue: astenia generalizzata, blefaroptosi e diplopia, specialmente durante lo sforzo, difficoltà ad alzarsi da terra e a salire le scale. Dati, peraltro, già riscontrati presso l'Ospedale di Bolzano.Dopo il ciclo di terapia pranica il prof. Loiacono riscontrava: notevole diminuzione dell'astenia, quasi scomparsa della blefaroptosi e della diplopia, il paziente riesce ad alzarsi da terra e salire le scale senza difficoltà; notevole aumento della resistenza alla fatica. Successivamente il paziente ha continuato per sei mesi, 5 applicazioni praniche, migliorando ulteriormente. Attualmente il paziente non mostra segni clinici della miastenia, lavora normalmente e svolge una vita regolare. Finora non è comparsa recidiva. (Foto - 1 - 2 - 3 )

CARTELLA CLINICA
21.1.1985
Ospedale Generale Regionale di Bolzano
Allgemeines Regionalkrankenhaus Bozen - Reparto Neurologia Paziente di anni 34 di sesso maschile
Diagnosi di entrata: Pat. muscolare di NDD
Diagnosi di uscita: Myastenia gravis (tipo II A. sec. Osserman) Elettromiografia: eseguita su m. abduttore del V dito e/trapezio di dx. Descrizione: allo stimolo ripetitivo a 3 c/s sia distalmente che, soprattutto, prossimamente, è evidente un significativo decremento dell'ampiezza e dell'area del IV potenziale rispetto al I sia a riposo che dopo tetanizzazione e soprattutto dopo 3 min. di ulteriore riposo. Un treno di impulsi a 50 HZ al n. ulnare distalmente non evidenzia significative modificazioni della risposta M al m. abduttore del V dito. Conclusioni: i reperti sono compatibili con alterazioni della conduzione neuromuscolare (Myastenia gravis).15.2.1985
Ospedale Generale Regionale di Bolzano
Allgemeines Regionalkrankenhaus Bozen - Divisione Neurologica Prim.: Prof. Dr. Bruno Currò Dossi
Al prof. Zucchi - Divisione Chirurgica - Ospedale S. Carlo - Milano Al Medico curante del Paziente

Egregio Prof. Zucchi,
come da accordi telefonici, le invio il paziente di anni 34, ricoverato presso la nostra divisione dal 21.1.1985 al 1.2.1985 e dimesso con diagnosi: (Myastenia gravis) tipo II A sec. Osserman). Nell'estate scorsa il paziente lamentava astenia generalizzata, in ottobre compariva ptosi in O.D. ed inoltre diplopia in occasione di sforzo. Le manifestazioni si ripetevano nelle settimane seguenti, specie verso sera o comunque dopo un affaticamento. Dopo controlli oculistici veniva inviato al nostro ambulatorio e quindi ricoverato. Al momento del ricovero il paziente presentava diplopia intermittente, ptosi palpebrale bilat. più evidente a destra, ed astenia generalizzata con difficoltà a salire le scale. Il test della stimolazione ripetitiva a 3 c/s, sia prossimale (muscolo trapezio) che distalmente (muscolo abduttore del 5° dito), era positivo per miastenia. Il test al tensilon risultava pure positivo. Durante la degenza veniva eseguito un TAC mediastinico che evidenziava, anteriormente all'arco aortico, la presenza di una opacità triangolare a densità di parti molli e delle dimensioni di 1 cm circa. Tutti gli altri accertamenti (Rx torace, ECG, prove di funzionalità epatica renale, esami ematochitici, parametri di funzionalità tiroidea, dosaggio del complemento, anticorpi, antinucleo, antimitocondrio, antiDNA) risultano nella norma. Dosaggi anticorpi, antirecettore acetilcolinico: in corso. Il paziente è attualmente in trattamento con Mestinon 1 cp x 3 con discreto beneficio. Ringrazio per la pronta disponibilità e porgo distinti saluti. Dott. F. TEZZON

 


CASO N. 2
Paziente di anni 22 di sesso femminile.
Ricoverata presso l'Ospedale di Saronno, venne fatta diagnosi di miastenia oculare-miastenizzazione neurotica.
Dopo il ricovero la sintomatologia si è sempre gradualmente accentuata. Prima di iniziare la pranoterapia (18.4.83) la paziente è stata visitata dal prof. F. Loiacono, il quale dichiarava quanto segue: dal mese di ottobre 1982 la paziente lamenta diplopia, blefaroptosi, cefalea, debolezza agli arti inferiori, con instabilità dal ginocchio in basso; pertanto confermo la diagnosi. Il 29.7.1983, al controllo successivo, il prof. F. Loiacono faceva la seguente constatazione: "Già praticato il ciclo di pranoterapia"."Presentemente la paziente si sente meglio. È scomparsa la diplopia, la forza negli arti inferiori è migliorata. Si consiglia di praticare dei successivi cicli di pranoterapia".Ai controlli successivi la paziente non accusò nessuno dei sintomi miastenici.
Oggi la paziente si è sposata, lavora, pratica sport e vive una vita normale.Questo caso dimostra che, con la tempestività dell'intervento pranoterapico, oltre che arrivare alla guarigione, si è evitato l'instaurarsi dei danni intrinseci della miastenia. ( Foto - 1 - 2 - 3 )

CARTELLA CLINICA
13.10.1982
USSL N. 9 - Ospedale di Saronno - Divisione neurologica
Paziente di anni 18 di sesso femminile.
Diagnosi di accoglimento: Ptosi palpebrale sup. occhio dr. e diplopia. La paziente ci è stata trasferita dalla Divisione Oculistica dove era stata ricoverata il 13.10.1982 per accertamenti circa una situazione oculare caratterizzata da ptosi in occhio destro e diplopia nello sguardo laterale a sinistra.
Fondamentalmente una prova al tensilon vistosamente positiva, una assoluta negatività EEG, radiografie del cranio, TAC dell'encefalo e una grossa variabilità da disturbi visivi riferiti dalla paziente nell'arco delle 24 ore, ma netta esauribilità dell'oculomozione estrinseca hanno permesso di porre diagnosi di Miastenia grave. 29.10.1982
Prova al tensilon: positiva
Diagnosi: Myastenia oculare
15.10.1982
USSL N. 9 Presidio: Ospedale Saronno - Divisione di Neurologia
La paziente ci è stata trasferita dalla Divisione Oculistica dove era stata ricoverata il 13.10.1982 per accertamenti circa una situazione oculare caratterizzata da ptosi in occhio destro e diplopia nello sguardo laterale a sinistra.
Fondamentalmente una prova al tensilon vistosamente positiva, una assoluta negatività EEG, radiografie del cranio, TAC dell'encefalo e una grossa variabilità da disturbi visivi riferiti dalla paziente nell'arco delle 24 ore, una netta esauribilità dell'oculomozione estrinseca hanno permesso di porre diagnosi di Myastenis grave. 27.10.1982
Prova al tensilon: positiva
15.10.1982
USSL N. 9 - Presidio: Ospedale Saronno - Divisione di Neurologia ESAME NEUROLOGICO
Paziente di anni 18 di sesso femminile
NERVI CRANICI: deficit 3 dx completo parziale con diplopia nello sguardo in avanti e verso l'alto
Villa Turro S.p.A. - Via Prinetti 29 - 20126 Milano 12.11.1982
Paziente di anni 18 di sesso femminile
L'interpretazione dell'indagine è ostacolata dalla presenza di artefatti da movimento. Per quanto giudicabile, non si rileva la presenza di lesioni occupanti spazio mediastinico in particolare a carico del mediastino superiore-anteriore. Regolari le strutture ilari. Non segni di lesioni a focolaio in ambito polmonare. Dott. A. DI LELIO

 

 

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